Nel vasto universo dei simulatori su Steam c’è ormai di tutto. C’è chi coltiva campi, chi gestisce aeroporti, chi passa ore a lucidare un camion o a badare a una capra virtuale. Sembrava che nulla potesse sorprenderci più, e invece ecco arrivare Therapy Simulator, il gioco che ti mette nei panni di uno psicologo alle prese con pazienti di ogni tipo.
La demo è breve, una decina di minuti scarsi, ma basta per capire le intenzioni del progetto. Si inizia la giornata accendendo la luce, sistemando gli appuntamenti e preparando lo studio per ricevere i clienti. Da lì in poi si susseguono persone con problemi diversi: c’è chi soffre di sindrome dell’impostore, chi non riesce a smettere di giocare d’azzardo, chi non ha ancora superato la perdita di un genitore. Tu ascolti, annuisci e scegli una delle tre risposte disponibili, che spaziano dal tono più gentile a quello decisamente più freddo.

Ogni seduta dura pochissimo, giusto il tempo di dare qualche risposta e passare al paziente successivo. L’impressione generale è quella di un’esperienza ancora molto semplice e ripetitiva, ma con un potenziale che potrebbe emergere nella versione completa. L’aspetto grafico rientra nello standard dei simulatori indie: ambienti piuttosto vuoti, modelli riciclati e quella sensazione da “progetto in costruzione” che accompagna molte demo su Steam.
Nel menù si intravedono però funzioni che potrebbero rendere il gioco più interessante, come la possibilità di assumere segretari o assistenti, arredare lo studio, adottare animali per la pet therapy e forse accedere ad altre stanze dello studio al momento chiuse. È presente anche una barra del karma, ancora inattiva, che probabilmente servirà a misurare le conseguenze delle risposte date ai pazienti.
Al momento Therapy Simulator è più un’idea in fase di terapia che un gioco vero e proprio, ma ha una base curiosa e il potenziale per diventare qualcosa di più profondo. Se lo sviluppatore riuscirà ad ampliare le dinamiche e dare spessore ai dialoghi, potremmo ritrovarci con un simulatore capace di farci riflettere tanto quanto i nostri pazienti virtuali.
