C’è un momento, in Beneath, in cui smetti di respirare. Non perché l’ossigeno stia davvero finendo, ma perché tutto intorno a te si chiude. Il metallo geme, le luci vacillano e il suono di qualcosa che si muove nei condotti ti ricorda che sei solo, a chilometri di profondità.
L’horror di Camel 101 non punta a spaventarti con urla improvvise. Preferisce schiacciarti lentamente, come la pressione dell’acqua che ti circonda. È un survival FPS che guarda ai grandi del passato, mescolando l’angoscia di Doom 3, la tensione tattica di FEAR e un tocco di Half-Life. Il risultato è un’esperienza opprimente e sincera, che sembra uscita direttamente dagli anni in cui il buio faceva davvero paura.
Un tuffo nel terrore, con poca aria e meno munizioni
L’atmosfera è il cuore pulsante di Beneath. Ogni ambiente trasuda abbandono e follia: corridoi stretti, pareti invase da materiale organico, luci d’allarme che tagliano il buio e un silenzio che pesa come piombo. Ogni passo è un rischio calcolato, ogni rumore può essere un presagio.
Le munizioni scarseggiano e i nemici non hanno alcuna intenzione di risparmiarti. Il fucile a pompa è una manna nelle brevi distanze, mentre il piede di porco diventa l’arma dei disperati. Dopo uno scontro il livello è irriconoscibile: vetri in frantumi, pareti annerite, fumo che si alza dalle esplosioni. Beneath riesce a dare vita a un caos credibile, dove tutto sembra fragile, compreso chi lo gioca.
Sparare non basta
I combattimenti sono tesi, sporchi e imprevedibili. Gli zombie caricano senza paura, mentre i soldati si muovono con coordinazione e gridano ordini a voce alta. Ogni scontro ti costringe a ragionare come un sopravvissuto più che come un soldato. Non c’è spazio per la potenza, solo per la cautela.
Il sistema di movimento ha ancora margini di miglioramento, così come le hitbox e qualche animazione, ma la sensazione di vulnerabilità è perfetta.

La paura cosmica dietro le paratie
Le influenze lovecraftiane sono ovunque, ma non nel modo più ovvio. Ci sono tentacoli e mostri, certo, ma il vero orrore è psicologico. È la sensazione di essere piccolo, irrilevante, prigioniero di un mondo che non puoi comprendere. Le comunicazioni radio distorte, i log degli scienziati che parlano di esperimenti “per il bene dell’umanità”, le visioni nelle ombre: tutto costruisce un senso di mistero che non esplode mai del tutto, ma resta lì, pronto a farti dubitare della realtà.
Lovecraft diceva che la più antica e potente emozione dell’uomo è la paura dell’ignoto. Beneath la traduce in un linguaggio fatto di rumori metallici e acqua che gocciola. Non serve mostrarti un dio marino per farti sentire schiacciato: basta ricordarti che, a quella profondità, la follia non ha bisogno di emergere. Ti raggiunge da sola.
Una promessa che emerge lentamente
Beneath non è perfetto. Ci sono diversi bug, rigidità nei movimenti e qualche incertezza tecnica. Ma alla base c’è un’ottima idea. È un survival horror che preferisce insinuarsi nella mente piuttosto che esplodere davanti agli occhi.
Noi ci siamo già immersi più a fondo… ma per ora possiamo solo dirvi questo: là sotto, qualcosa si muove e il 27 ottobre raggiungerà Steam.
