Il protagonista in cerca di loot nel mondo di Ashfield Hollow

Eravate convinti che dopo mille varianti di Stardew Valley, da quelle coi gatti a quelle coi maghetti, avessimo esaurito i modi per zappare pixel virtuali? E invece no: mancava ancora annaffiare i pomodori mentre un non-morto cerca di mordervi la carotide.

La premessa di Ashfield Hollow (sviluppato da BitQuest Studio) punta esattamente a questo incrocio: un farming-sim a tinte horror ambientato dieci anni dopo lo scoppio dell’apocalisse zombie. Il vostro compito? Sopravvivere, fare scorte ed evitare che l’accampamento di rifugiati venga spazzato via dell’infezione.

Gameplay & Feeling

Visivamente, la pixel art fa il suo dovere ed è ben curata, delineando chiaramente la direzione artistica. Il problema emerge nel momento in cui si passa all’azione: il gioco vi lancia nella mischia senza spiegare quasi nulla. Un po’ di sano mistero non guasta mai, ma qui la sensazione di spaesamento è accentuata da un’intelaiatura tecnica che vacilla per il motore di gioco RPG Maker.

Se l’atmosfera dell’accampamento vi sembrerà familiare, è perché lo è: la bacheca delle richieste dei superstiti e la necessità di ammassare scorte per la comunità gridano “Community di Pelican Town” da ogni poro. Il mondo vi lascia esplorare liberamente diverse aree, compresa una cittadina abbandonata dove entrare nelle case alla disperata ricerca di loot. Oltre alla cura dell’orto, il gioco inserisce barre survival vere e proprie: fame, sete e livello d’infezione.

Tutto molto bello, finché non si incontra il primo zombie.

Il combattimento è senza mezzi termini la parte più debole e grezza della demo. Se pensavate che le spadate nelle miniere di Stardew Valley fossero rigide, preparatevi a rivalutarle: in Ashfield Hollow i movimenti sono legnosi, le hitbox ballerine e gli attacchi non registrano con precisione. Affrontare i non-morti genera ansia, ma non da survival horror, bensì da collisioni mancate.

La demo, a conti fatti, non lascia il segno. Soprattutto considerando che in questo periodo il banco di prova è alto (date un’occhiata alle nostre prime impressioni su Welcome to Elderfield, che maneggia idee simili con ben altro smalto e cura realizzativa).

Il Verdetto

La finestra di lancio è fissata per il Q1 2027, il che significa che c’è ancora parecchio tempo davanti al team per rimettere mano a hitbox, fisica e reattività. L’idea della convivenza tra fardello gestionale e sopravvivenza cruda funziona sempre, ma il combat system necessita di un lifting radicale per non trasformare ogni uscita fuori dal campo in una punizione.

Lo mettiamo in Wishlist?

  • Monitoriamo: L’ibrido ha del potenziale, ma finché affettare zombie risulterà più faticoso che coltivare carote, meglio aspettare che la formula maturi.