Ma chi ha detto che il gioco è bello quando dura poco? A volte vorresti che un videogioco non finisse mai: la storia è accattivante, il gameplay diventa assuefacente, ti affezioni ai personaggi e, quando finisce tutto, rimani lì con il vuoto dentro, perché sai che ti mancherà e non troverai niente di simile. Purtroppo, non sono qui a suggervi giochi belli che non finiscono mai, ma a ricordare a QUALCUNO che forse è il caso di rimboccarsi le maniche: ecco a voi i cinque giochi che, secondo me, e probabilmente anche secondo tanta altra gente, avrebbero davvero necessità di un sequel.

Journey

Journey

Journey, viaggio, ovvero quello che intraprendi nel deserto nei panni di un viandante dalla lunga veste rossa. Il tuo obbiettivo è la montagna all’orizzonte, ma, come si suol dire, non è la meta che conta ma il percorso: i paesaggi sono immensi, suggestivi e magnifici, i colori brillanti, la colonna sonora avvolgente. Il gameplay è semplice, devi proseguire camminando, saltando e planando con un mantello magico. La cura nei dettagli non è nella grafica di per sé, ma nelle sensazioni che ogni attimo dell’esperienza suscita, dalle dune alle rovine fino ad attraverso le caverne. Se non ti va di viaggiare da solo, c’è anche una modalità multiplayer anonima: il poter incontrare giocatori a caso lungo il percorso aggiunge al gioco l’allegria di incontrare altri viandanti come te con cui condividere un attimo fuggente. Vogliamo un sequel perché, pur nel suo minimalismo, ci ha lasciato un desiderio di continuare ad esplorare quel mondo, con altri deserti, altre montagne, altre caverne.  

The Roottrees Are Dead

The Roottrees Are Dead

Se ti piacciono i giochi investigativi e non conosci questo titolo, allora devi recuperarlo, ma sappi che chiunque ci giochi ne rimane indissolubilmente attaccato e non riuscirà mai a lasciarlo andare. In The Roottrees are dead interpreti un giornalista che deve ricostruire la storia e l’albero genealogico dei Roottree, una ricca famiglia di imprenditori dolciari, e non solo. Ambientato nel 1998, hai a disposizione foto, ritagli di giornali, libri e una primitiva forma di internet per aiutarti a fare tutti i collegamenti. Il gameplay è semplice, ma la ricerca e le deduzioni sono impegnative e ti risucchiano in un vortice di relazioni difficili, gossip e tragedie da cui non riesci a scollarti. I personaggi sono tutti diversi e intriganti, dai più virtuosi ai più vili, ma in un certo senso ti ci affezioni. Vogliamo un sequel perché è un’esperienza investigativa unica e assuefacente e chiunque lo abbia giocato si sente un orfano dei Roottree.

Katana ZERO

Katana ZERO

Se pensi al genere di Katana ZERO non sembra molto originale, eppure eccoci qui a parlarne. Essendo un action-platform in pixel art, è ricco di azione, movimenti e combattimenti adrenalinici, ma l’atmosfera neo-noir e la trama non convenzionale lo hanno reso nel complesso un gioco speciale. Sei un samurai moderno che taglia tutto meglio di chef Tony e manipola il tempo per compiere i suoi assassini su commissione. Fra una missione e l’altra, si sviluppa la trama, con il nostro protagonista che interagisce con il suo psicologo e altri personaggi misteriosi in un mix di realtà e visioni, causate dalla sostanza che assumi per alterare il tempo, che fanno anche riaffiorare un passato traumatico. Vogliamo un sequel perché l’incertezza creata da questa narrazione e il finale aperto hanno lasciato in sospeso molti punti, e poi ci piace manipolare il tempo per raggiungere i nostri obiettivi.

Firewatch

Firewatch

Quante volte hai detto “mollo tutto e mi do alla macchia”? Beh, Henry non solo lo ha detto, ma nel 1989 lo ha anche fatto, ed è diventato guardiano di un bosco nel Wyoming. Il suo unico contatto con la civiltà è Delilah, il suo supervisore, con cui parla regolarmente tramite una radio portatile. È proprio grazie al dialogo fra i due che si sviluppa la trama, poiché, parlando degli argomenti più disparati, dal lavoro alle confidenze personali, passando per battute e tensioni, si sviluppa una sorta di relazione fra di loro e si viene a conoscenza delle loro storie e personalità. Il tutto, mentre fisicamente Henry va in giro per la foresta per proteggerla da incendi e altri danni che il caldo e le persone scriteriate potrebbero creare. Il problema è che, fra incendi sospetti, presenze sconosciute e indizi inquietanti, si snoda un bel mistero e starà a te risolverlo, esplorando e risolvendo piccoli enigmi ambientali. Vogliamo un sequel perché la foresta viva e piena di segreti è intrigante e ha ancora molto da dare, perché ci sono alcune questioni rimaste in sospeso e poi perché ci piace ficcare il naso nei fatti delle altre persone.

The Witness

The Witness

Non so chi sei o da dove vieni, ma in questo gioco non lo sai manco tu. Approdi su una misteriosa isola e inizi ad esplorarla, cercando di superare enigmi di vario tipo, attraversando una decina di scenari differenti. Osserva ciò che ti circonda, fra architettura e statue potrai trovare indizi che possono aiutarti a recuperare la memoria e tornare a casa, e non dimenticare di ascoltare tutte le registrazioni che incontri, che, grazie alla scelta di citazioni, ti aiuteranno a riflettere e portarti non solo su un percorso di risoluzione degli enigmi, ma anche uno di riflessione sui temi del gioco. Non c’è, quindi, una narrazione lineare, ma più un racconto di sensazioni, di riflessione, di piacere dell’esplorazione e del raggiungere un obiettivo usando la logica. Vogliamo un sequel perché, pure essendo “un gioco colmo di idee”, quest’isola non è stata sufficiente a soddisfare la nostra sete di avventura e filosofia e adesso vogliamo il resto dell’arcipelago

Bonus – Outer Wilds

Bonus - Outer Wilds

Sei un giovane astronauta e vieni inviato verso un enigmatico sistema solare per la Spedizione Outer Wilds. Dovresti andare lì a studiare il nuovo mondo e capire che cosa succede, perché sembra che questo sistema sia intrappolato in un loop temporale al termine del quale esplode tutto. Ogni corpo celeste ha le sue peculiarità, c’è quello pieno di sabbia e quello ghiacciato, e la tua unica missione è esplorarli tutti e curiosare per ricostruire la trama grazie alle rovine della civiltà aliena che ha disseminato strutture e registrazioni ai posteri. Non si combatte, ma si usano la logica e il gusto dell’esplorazione e dell’apprendimento per andare avanti, la grafica è semplice e accattivante e la colonna sonora accompagna tutto malinconicamente. Vogliamo un sequel perché un sistema solare così ben concepito e un’idea così particolare non possono essere semplicemente lasciati indietro e, pur essendo una storia autoconclusiva, abbiamo la necessità impellente di ritornare in questo universo.

In Conclusione

In conclusione, non vogliamo nessuna conclusione, uffa. Quando un gioco è bello, memorabile e immersivo, non è così semplice chiuderlo, disinstallarlo e passare oltre e questi titoli lo hanno dimostrato. Se la storia può ancora offrire tanto, se l’ambientazione ha ancora parecchi sentieri inesplorati o se ci sono elementi lasciati aperti o irrisolti, non è possibile accettare che ci sia solo un capitolo di tale titolo. È vero che spesso allungando troppo si rovina tutto, e la conclusione forse è proprio quello che rende bella l’esperienza, però il sentimento umano di attaccamento a ciò che abbiamo amato è sempre forte e perdere questi giochi è stato un po’ come dover abbandonare la tua terra natale per andare a lavorare in un altro posto. Se vogliamo, è anche un gesto di stima e fiducia nei confronti degli sviluppatori, che hanno ideato questi universi irresistibili e queste storie che ci hanno segnato, a cui affidiamo la nostra speranza di poter ritornare un giorno di nuovo a divertirci insieme alle loro creazioni.