Non tutti i videogiochi devono salvare il mondo o farti piangere con finali strappalacrime. A volte, l’unico obiettivo è farti ridere fino alle lacrime. E in questo, gli indie ci sanno fare. Liberi da vincoli produttivi, molti sviluppatori indipendenti hanno scelto di abbracciare l’assurdo, il demenziale, la satira spinta o il nonsense più puro per creare esperienze che ti strappano risate a ogni schermata.
In questo articolo abbiamo raccolto 10 giochi indie che fanno dell’umorismo il loro punto di forza. Non si tratta di giochi “con qualche battuta”: qui si ride sul serio. Che si tratti di sabotare giardinieri nei panni di un’oca dispettosa, suonare il trombone come se fosse un’arma di distruzione musicale o risolvere misteri assurdi con una rana detective, questi titoli sono pensati per divertire, stupire e, spesso, farti dire: “ma che diavolo sto giocando?”
Se stai cercando una pausa dal realismo o dalla serietà, e vuoi regalarti qualche ora di risate genuine, questi giochi fanno al caso tuo.
Untitled Goose Game: Diventa l’oca che tutti temono

In Untitled Goose Game, il caos prende le piume di un’innocente, ma determinata, oca. Ambientato in un tranquillo villaggio inglese, il gioco ti mette nei panni di un volatile dispettoso il cui unico scopo è rendere la vita impossibile agli ignari abitanti. Il gameplay è costruito su una serie di obiettivi esilaranti: rubare oggetti, spaventare un bambino con gli occhiali, sabotare un giardiniere intento a curare le sue piante. Il tutto orchestrato con uno stile minimalista e una colonna sonora dinamica, che reagisce con eleganza ai tuoi atti di vandalismo pennuto.
L’umorismo nasce dalla discrepanza tra l’apparenza sobria del gioco con grafica pulita, atmosfera placida e l’assurdità delle azioni che puoi compiere. Non a caso è diventato un cult online, tra meme, speedrun assurde e fan art deliranti. Su Crunchy Reviews abbiamo pubblicato anche una recensione completa firmata da Leo Pardo, che inspiegabilmente si ostina a chiamare l’oca “il papero”. Non gli abbiamo fatto troppe domande, ma il suo amore per il gioco è fuori discussione.
Leggi la nostra recensione di Untitled Goose Game
Trombone Champ: Il rhythm game che ti farà stonare dal ridere

Hai mai sognato di diventare un virtuoso del trombone? Ecco, dimentica tutto: Trombone Champ è qui per trasformare quei sogni in un concerto di stonature epiche. In questo rhythm game delirante suoni il trombone muovendo il mouse su una barra verticale, cercando di seguire la melodia… con risultati raramente armoniosi. Il bello, però, è proprio questo: sbagliare è parte del divertimento. Le note storte, i glissando esagerati, i suoni da papera morente: tutto contribuisce a rendere ogni brano una performance unica e spassosa.
Il gioco include un repertorio di brani classici, inni patriottici, pezzi originali e bonus ridicoli, tutti da suonare con spirito non con talento. A fare da contorno, un sistema di carte collezionabili e un comparto visivo volutamente kitsch che prende in giro i grandi eroi della musica. L’interfaccia è piena di nonsense, hot-dog, e riferimenti autoironici. Trombone Champ è una parodia travestita da gioco musicale, ma sorprende anche per quanto sia, sotto sotto, ben fatto.
Insomma, è l’unico gioco in cui sbagliare fa parte della sinfonia e ti fa ridere ogni volta che ci ricaschi.
Sludge Life 2: Un open world punk, tossico e surreale

Se il primo Sludge Life ti sembrava strano, preparati: il secondo capitolo alza il volume, espande il mondo e moltiplica l’assurdità. Vestirai di nuovo i panni di Ghost, il writer con la maschera antigas e lo zaino sempre pronto, in una città industriale più vasta e demente che mai. Questa volta il tuo amico Big Mud, rapper locale e figura mitica, è scomparso, e tocca a te esplorare lo Sludge-verse per scoprire che fine ha fatto. Sempre a colpi di tag, sigarette elettroniche e dialoghi deliranti con personaggi che sembrano usciti da un rave post-apocalittico.
L’umorismo di Sludge Life 2 è tutto nei dettagli: NPC che ti prendono in giro, prodotti surreali da “provare”, zone segrete con trovate assurde e un’ambientazione che è un mix tra cyberpunk da discount e sitcom tossica. Il gameplay è rilassato ma pieno di sorprese, e il senso di scoperta è costantemente interrotto da qualcosa di stupido, grottesco o esilarante. Non è un gioco per chi cerca obiettivi chiari. È per chi ama perdersi ridere nel degrado stiloso di un mondo impazzito.
What the Golf?: Il golf che prende a calci la logica

What the Golf? inizia come un simulatore di golf, ma dura giusto un paio di colpi prima di deragliare completamente. Presto ti ritrovi a lanciare qualsiasi cosa tranne una pallina: case, cavalli, ciclisti, buche, te stesso. Ogni livello è una sorpresa surreale che prende in giro non solo il golf, ma ogni genere videoludico immaginabile. Ci sono sezioni ispirate a Superhot, Portal, Flappy Bird e persino a Katamari Damacy tutte rivisitate con uno spirito demenziale e irresistibile.
Il gioco è una parodia continua, un’ode all’assurdo con meccaniche che cambiano costantemente e una voglia incontenibile di prendere in giro tutto, sé stesso incluso. Anche il tutorial non si salva dall’umorismo nonsense che domina ogni secondo dell’esperienza. Il tono è leggero, la fisica volutamente scarsa, e il messaggio finale sembra essere: “chi se ne frega delle regole, purché ci si diverta”.
What the Golf? è perfetto se cerchi qualcosa che rompa gli schemi e ti faccia ridere mentre ti chiedi cosa accidenti stai facendo con il mouse in mano.
Jazzpunk: Una parodia cyber-noir piena di trovate geniali

Jazzpunk è un’avventura in prima persona ambientata in un universo parallelo ispirato agli anni ’50, in cui la Guerra Fredda è solo la scusa per costruire un delirio cyber-surrealista. Tu sei Polyblank, un agente segreto che si muove tra missioni spionistiche sempre più assurde, come piazzare finti rospi per sabotare un matrimonio o entrare in una simulazione da film noir per recuperare… una password. Ogni livello è zeppo di gag, minigiochi, riferimenti pop, battute metanarrative e interazioni ridicole con oggetti e personaggi al limite della follia.
Il gioco è pieno di segreti, attività opzionali che sfociano nell’assurdo, e trovate visive da sketch comico, il tutto condito da uno stile visivo retrò-cubista e da una colonna sonora jazzy elettronica perfettamente in tema. Jazzpunk non cerca la coerenza, ma la risata continua: l’umorismo è demenziale, surreale e rapidissimo, degno di uno show dei Monty Python trasportato in una realtà parallela dove ogni cliché dei videogiochi viene deriso senza pietà.
Se ti piacciono i giochi dove ogni interazione è un potenziale scherzo, qui sei nel posto giusto.
Goat Simulator 3: La capra ha ancora sete di caos

Sì, è davvero il terzo capitolo di un gioco che non ha mai avuto un secondo. Questo è lo spirito di Goat Simulator 3: prendere in giro tutto, a partire da sé stesso. In questo sandbox open world, torni a impersonare una capra o meglio, una forza della natura su quattro zampe pronta a seminare il caos nell’isola di San Angora. Puoi testare fisica e pazienza degli NPC buttando giù edifici, lanciando oggetti in aria, scatenando esplosioni o partecipando a eventi completamente fuori di testa.
Le attività sono volutamente insensate: gare tra capre, culto del formaggio, rave ovini, minigiochi multiplayer, scontri con NPC armati fino ai denti e un intero mondo da sabotare in compagnia di altri tre amici, grazie alla modalità co-op online o in locale. Le missioni sono pretesti per scatenare gag assurde, trasformazioni (sì, puoi diventare un pesce, un bidone, una banana…) e incidenti ridicolmente coreografati.
Goat Simulator 3 è anarchia pura, con una fisica tanto rotta quanto divertente. Non è un simulatore, ma una gigantesca parodia giocabile. E più ti prendi sul serio… più il gioco ti prende in giro.
McPixel 3: L’eroe peggiore del mondo ma anche il più divertente

McPixel 3 è il seguito spirituale di un gioco che nessuno aveva chiesto, eppure è tornato più esplosivo, più assurdo e, contro ogni logica, ancora più divertente. Nei panni del sempre pronto (ma raramente efficace) McPixel, affronterai oltre 100 livelli in cui l’obiettivo è salvare la situazione… con metodi che sfidano la logica, il buon senso e a volte anche la decenza. Che si tratti di fare pipì su una bomba, mangiare un cavallo o farsi sparare da un cannone, ogni micro-missione è un puzzle slapstick da risolvere in una manciata di secondi.
Il bello è che la soluzione “giusta” non è mai ovvia e spesso è anche peggio di quelle sbagliate. Il gioco si nutre di humor fisico, situazioni surreali e un ritmo frenetico alla WarioWare, ma con uno stile grafico da cartone animato fatto coi pixel e una totale mancanza di rispetto per qualsiasi forma di narrativa tradizionale.
Se ti piacciono le risate improvvise, l’assurdo che sfocia nel geniale e i giochi che non ti lasciano un attimo per chiederti “perché?”, McPixel 3 è la tua nuova religione.
Say No! More: L’unico gioco dove dire “NO” è tutto quello che serve

In un mondo dove tutti dicono “sì” al capo, alle scadenze, ai colleghi invadenti Say No! More ti dà finalmente il potere di fare l’unica cosa che hai sempre sognato: dire “NO!”. Il protagonista è uno stagista senza voce, finché un misterioso walkman non gli insegna a ribellarsi al sistema… a colpi di monosillabo. Il gameplay è semplicissimo: vai avanti e urla “NO!” in faccia a chiunque ti chieda qualcosa. Ma è il contesto surreale e l’umorismo cartoonesco a rendere ogni rifiuto un momento esilarante.
Il gioco è una satira spietata del mondo aziendale: colleghi che ti obbligano a fare straordinari non pagati, manager narcisisti, gerarchie assurde. Con uno stile visivo low poly e una narrazione che mischia anime, sitcom e motivazionali trash, Say No! More è una vera power fantasy per chi ha lavorato in ufficio almeno una volta nella vita.
Breve, diretto e ridicolmente liberatorio, è l’indie perfetto per sfogare un’intera carriera di “sì” sofferti con una sola parola.
Frog Detective: L’investigatore che non capisce niente

The Frog Detective è una trilogia di avventure brevi, leggere e irresistibilmente buffe in cui vesti i panni di una rana detective… con scarsissime doti investigative. Ogni episodio ti mette di fronte a un “mistero” da risolvere: tipo uno scheletro danzante o una festa interrotta da un presunto criminale ma il vero cuore del gioco non sono gli indizi, bensì i personaggi: un cast di animali parlanti con problemi esistenziali improbabili, domande surreali e risposte ancora peggiori.
L’umorismo è gentile ma assurdo, pieno di dialoghi non-sense e momenti da “che cosa ho appena letto?”. La grafica volutamente semplice, lo stile narrativo minimalista e una colonna sonora teneramente lo-fi rendono ogni episodio un’esperienza cozy e scema allo stesso tempo. È il tipo di gioco che ti fa sorridere di continuo, più per le trovate dei personaggi che per la trama in sé.
La trilogia è perfetta da giocare in una serata e rappresenta l’apice del wholesome nonsense: detective story a bassissimo rischio, ma ad altissimo tasso di risate.
Manual Samuel: Vivi un giorno muovendo ogni singolo muscolo

Morire non è divertente. Tornare in vita sotto contratto con la Morte, e dover controllare manualmente ogni funzione del tuo corpo… sì, invece, lo è parecchio. In Manual Samuel, interpreti Sam, un ricco snob riportato in vita per un solo giorno a patto di respirare, camminare, sbattere le palpebre, parlare e perfino urinare tutto manualmente, uno alla volta. Il risultato? Un delirio fisico degno dei migliori slapstick: inciampi, svenimenti, gambe scoordinate e disastri ad ogni passaggio pedonale.
Ogni azione quotidiana si trasforma in un’impresa tragicomica: fare colazione, guidare un’auto, lavorare in fabbrica… Il gameplay è volutamente frustrante ma esilarante, accompagnato da animazioni da cartone animato impazzito e una Morte con la passione per lo skateboard che ti segue ovunque commentando tutto con tono da fratello maggiore. Manual Samuel è una lunga gag giocabile, con una trama volutamente insensata e una marea di modi per fare figuracce.
È il gioco perfetto per chi ama le sfide fisiche inutili, l’umorismo esagerato e l’idea di dover controllare lo sfintere con un tasto dedicato.
Chi ha detto che gli indie sono sempre seri?
L’umorismo, soprattutto nei videogiochi, è un’arte difficile. Ma quando riesce, è indimenticabile. I titoli che abbiamo selezionato dimostrano che gli indie non sono solo pixel e poesia, ma anche fucine di idee pazze, meme viventi e sketch interattivi. Che tu preferisca l’umorismo nonsense, la satira sociale o le situazioni assurde, c’è sicuramente un gioco qui che ti strapperà più di una risata.
