
Interrompiamo le normali trasmissioni per un annuncio di servizio: se oggi avete avuto una giornata infernale, il vostro capo vi ha urlato contro e il traffico vi ha consumato l’anima, la soluzione non è la meditazione trascendentale, ma trasformarsi in un gigantesco ammasso di carne extraterrestre e radere al suolo un paio di metropoli. Pantaloon si conferma un editore dal palato decisamente bizzarro, portando sui nostri schermi l’ultima fatica sviluppata da Tyrmä Games: ROLLA. Dimenticate le filosofie spicciole o le trame strappalacrime, perché qui siamo di fronte a un arcade horror purissimo, ispirato ai B-movie più squallidi e gloriosi degli anni ’80, in cui l’unico scopo esistenziale è rotolare, mangiare, crescere e ripetere il ciclo fino all’inevitabile estinzione. La premessa, narrata attraverso lo schermo sgranato di un notiziario d’emergenza in preda al panico, ci mette nei panni, o meglio, nelle fibre muscolari, di una creatura gelatinosa appena fuggita dalla cattività. A metà strada tra un Katamari Damacy sotto acidi e la furia cieca di Carrion, il titolo ci butta immediatamente nella mischia con un unico obiettivo: accumulare punteggi astronomici divorando civili urlanti, automobili, negozi e intere infrastrutture prima che l’umanità decida di rispedirci al creatore a suon di piombo e testate nucleari.
Dieta ipercalorica a base di cemento e carri armati
Il cuore pulsante dell’esperienza, letteralmente, visto che siamo una polpetta organica, ruota attorno a un loop tanto immediato quanto frenetico. Si parte piccoli, vulnerabili e affamati, costretti a banchettare con ignari passanti e piccoli oggetti di scena per accumulare la biomassa necessaria a inglobare strutture sempre più imponenti, fino a spazzare via interi palazzi e mezzi corazzati. Ma attenzione a non confondere questa scampagnata urbana con una rilassante passeggiata domenicale: a differenza di altri esponenti del genere “diventa grande e spacca tutto”, qui le vittime non restano a guardare. Man mano che il contatore dei danni sale e il panico dilaga, la risposta delle forze dell’ordine diventa brutale. Si passa in fretta dalle pistole dei poliziotti di quartiere a uno schieramento militare completo di carri armati, lanciafiamme e bombardamenti aerei capaci di prosciugare la nostra massa in una manciata di secondi. Ogni colpo subito ci rimpicciolisce, trasformando la partita in un’ansiosa danza di sopravvivenza dove fermarsi equivale a firmare la propria condanna a morte. Per darci una mano nel caos, il gioco sparge qua e là dei potenziamenti temporanei che innescano mutazioni salvavita, come una provvidenziale immunità ai proiettili, sebbene negli stage più avanzati questi aiuti tendano a farsi desiderare fin troppo, lasciandoci spesso in balia di un fuoco incrociato spietato e talvolta sbilanciato.
Un tour mondiale della devastazione (con qualche imprevisto)
Chi pensa che la vita di un mostro da B-movie sia monotona dovrà ricredersi di fronte all’offerta contenutistica messa sul piatto da Tyrmä Games. La campagna di distruzione si snoda attraverso nove cittadine distribuite in diversi periodi storici e angoli del globo, ognuna dotata di una propria conformazione e di peculiarità ambientali ben distinte. La struttura strizza l’occhio ai grandi classici arcade del passato, pensate a Tony Hawk’s Pro Skater, ma con i tentacoli al posto dello skateboard, proponendo oltre novanta obiettivi complessivi suddivisi tra i vari livelli. Per sbloccare la tappa successiva del nostro tour di sterminio dobbiamo portare a termine una quota specifica di incarichi, che spaziano dal causare un determinato ammontare di danni in dollari all’abbattere bersagli specifici, fino al raccogliere le misteriose lettere sparse per la mappa che compongono la parola ROLLA. La vera benedizione è che il gioco si dimostra sufficientemente generoso da non pretendere il completamento di tutte le sfide in una singola sessione, permettendoci di accumulare i progressi in più partite. Una scelta saggia, considerando che alcune richieste di punteggio esigono una conoscenza millimetrica della mappa e una gestione chirurgica dei moltiplicatori combo prima che lo scadere dei sei minuti faccia calare il sipario atomico sulla nostra esibizione.

Questione di prospettiva e spigoli invisibili
Ed è proprio quando la situazione a schermo degenera in un inferno di proiettili ed esplosioni che emergono i limiti più evidenti della produzione. Nonostante la possibilità di scegliere in qualsiasi momento tra una visuale dinamica e una telecamera isometrica più classica, la leggibilità dell’azione finisce spesso per andare a farsi benedire. Tra il fumo, i detriti, le truppe che sparano persino da fuori campo e il caos generale, orientarsi diventa un’impresa titanica, aggravata dalla totale assenza di una minimappa che ci aiuti a capire dove diamine sia finita l’ultima lettera da raccogliere. Il problema più frustrante, tuttavia, riguarda la gestione delle collisioni e la conformazione delle arene. Capita fin troppo spesso di rimanere incastrati in angoli ciechi o contro ostacoli praticamente invisibili, inclusi i confini stessi della mappa che non sono mai segnalati a dovere. Quando hai l’intero esercito alle calcagna che ti scarica addosso l’arsenale di una superpotenza, bloccarsi per un paio di secondi contro un elemento dello scenario mal calcolato significa passare da gigantesco titano di carne a poltiglia defunta in un battito di ciglia. Anche il sistema di controllo, pur essendo immediato, tradisce qualche rigidità su tastiera, dove l’impossibilità di rimappare i tasti si fa sentire, rendendo l’uso del controller caldamente consigliato per evitare crampi alle dita.
Fascino da videocassetta usurata e qualche incertezza
Sul fronte puramente estetico, l’opera non fa nulla per nascondere la sua natura squisitamente grezza, trasformando i limiti di budget in una precisa cifra stilistica. L’intero comparto visivo è avvolto da un filtro sporco e sgranato da vecchia VHS consumata, completato da un’interfaccia utente che simula alla perfezione i sottopancia di un telegiornale d’assalto. È un colpo d’occhio rozzo, spigoloso, ma dotato di un fascino magnetico per chiunque sia cresciuto a pane e film sull’invasione del Blob. Ad accompagnare la carneficina ci pensa una colonna sonora synth e industrial dal ritmo forsennato, composta direttamente dallo sviluppatore, che pompa adrenalina nelle casse e si sposa a meraviglia con la frenesia delle partite. Peccato che sotto il cofano la pulizia del codice non sia sempre impeccabile: oltre a una fisica delle hitbox a volte generosa a nostro sfavore, si registrano cali di frame rate ingiustificati nelle fasi più concitate e qualche compenetrazione poligonale di troppo. Anche le classifiche online dedicate a ogni singola cittadina, pensate per dare longevità alla caccia al punteggio perfetto contro gli altri mostri sparsi per il mondo, soffrono già della presenza di punteggi palesemente alterati dai soliti furbetti, smorzando in parte lo spirito competitivo dei giocatori più onesti.
Uno spuntino veloce tra un capolavoro e l’altro
Tirando le somme, ci troviamo al cospetto di un progetto che conosce esattamente i propri punti di forza e non ha alcuna pretesa di rivoluzionare il medium, puntando tutto sul divertimento viscerale e immediato. La creatura partorita da Tyrmä Games e pubblicata da Pantaloon è l’equivalente videoludico di un cibo da strada unto e ipercalorico: sai benissimo che non è alta cucina, a tratti risulta indigesto per via di qualche spigolo tecnico di troppo e di una difficoltà che a volte sfocia nell’ingiusto, ma quando hai fame di distruzione ignorante sa comunque regalarti una discreta soddisfazione. Le sessioni rapide, la buona varietà di obiettivi e l’atmosfera da horror di serie B lo rendono un passatempo sfizioso per staccare il cervello per una mezz’oretta e sfogare le frustrazioni accumulate contro il genere umano. Se siete disposti a chiudere un occhio su una telecamera capricciosa, su qualche muro invisibile e su una rifinitura generale ancora acerba, rotolare tra le macerie saprà strapparvi più di un sorriso maligno. Non entrerà negli annali della storia videoludica, ma per il prezzo di un panino offre una dose onesta di puro, caotico e sanguinolento intrattenimento arcade.
