Benvenuti nell’era moderna, un’epoca in cui abbiamo accumulato così tanti videogiochi digitali da non sapere letteralmente cosa farne, al punto da dover acquistare un software apposito per organizzarli virtualmente. BOXROOM si propone di essere la cura a questo caos, offrendosi come il santuario definitivo per le nostre immense librerie digitali.

I problemi con la pubblicazione su Steam

L’idea alla base del progetto punta tutto su un ritorno profondamente nostalgico all’era dei supporti fisici, arrivando a stuzzicare il ricordo di quel profumo inebriante di plastica appena spacchettata e della sensazione di scorrere le dita lungo le costine delle custodie. Ci troviamo di fronte a un “simulatore” in cui la propria vera libreria di Steam popola magicamente gli scaffali, trasformando astratti elenchi digitali in una maestosa collezione tangibile. Tuttavia, questo affascinante trucco di magia nasconde un doppio fondo decisamente ingombrante. Il passaggio dalla versione press che abbiamo provato all’attuale Accesso Anticipato ha subito una brusca e dolorosa frenata a causa delle rigide politiche interne della piattaforma di Valve, che hanno di fatto costretto la rimozione del download automatico di copertine e screenshot. Per aggirare questo fatale ostacolo e poter effettivamente ammirare le proprie scatole, è oggi strettamente necessario affidarsi a un tool esterno battezzato “Box Wizard”, scaricabile separatamente tramite la piattaforma itch.io. Qui il team di sviluppo merita un sincero plauso per aver escogitato rapidamente una soluzione tampone a un problema burocratico che andava ben oltre il loro controllo editoriale, anche perché gestire una libreria composta da centinaia, se non migliaia, di titoli si traduce in ore di lavoro manuale certosino, passato ad assicurarsi di importare i file corretti.

Tra scaffali polverosi e qualche bug

Il titolo offre la possibilità di sfogliare diversi cataloghi per trovare mobili e arredi perfetti con cui decorare il proprio personalissimo santuario. L’intento di creare uno spazio intimo, un simulatore di arredamento curato in cui rilassarsi e sfoggiare le proprie reliquie videoludiche, è indubbiamente un balsamo per l’anima del collezionista compulsivo. Trattandosi esplicitamente di un titolo appena giunto in Accesso Anticipato, qualche fisiologico singhiozzo tecnico è non solo atteso ma il sistema di costruzione è abbastanza tedioso e claudicante: vi ritroverete spessissimo a lottare contro porte che si compenetrano nei muri rendendone quasi impossibile la rimozione, e, nel peggiore dei casi, vi scontrerete con un sistema di salvataggio piuttosto inaffidabile che spazza via intere pareti di librerie meticolosamente ordinate al semplice riavvio del programma. Aggiungete a questa ricetta già precaria degli interruttori della luce che decidono di nascondersi dietro la carta da parati, fastidiosi effetti fisheye e un motore grafico che fatica anche su macchine di fascia alta. Il risultato finale è un’impalcatura che ha bisogno di massiccia manutenzione prima di poter ospitare degnamente i nostri capolavori.

Il labirinto delle scatole

Se si riesce a chiudere un occhio di fronte all’evidente instabilità architettonica, bisogna ammettere che l’atto prettamente fisico di prendere tra le mani la scatola di un gioco, osservarne i dettagli da vicino e riorganizzarla millimetricamente sulla propria mensola preferita riesce a toccare in modo chirurgico le corde giuste della nostalgia. Il titolo vanta con palese entusiasmo la possibilità di avviare i propri titoli preferiti direttamente da BOXROOM, cliccando sul floppy all’interno di questo spazio tridimensionale. Tuttavia, siamo intellettualmente onesti: si tratta di un simpatico vezzo estetico piuttosto che del motivo principale per cui lascerete aperto il software, non potendo certo sostituire del tutto la praticità e l’immediatezza del launcher standard. Recuperare un titolo specifico dall’abisso inesplorato della propria vasta collezione è un puro esercizio di frustrazione zen, vista la totale e incomprensibile assenza di una banalissima barra di ricerca per nome. Siete gettati in balia di tre tipi di scatole di smistamento fisiche: una che ordina in rigoroso ordine alfabetico, una puramente casuale e una basata teoricamente sul tempo di gioco accumulato (un parametro che, per esperienza diretta, funziona in modo estremamente erratico e inaffidabile). Dover scorrere manualmente, pezzo per pezzo, intere casse virtuali solo per ritrovare quell’oscuro gioco indie dimenticato sepolto nei meandri della libreria è semplicemente una follia concettuale. Alla fine della fiera, ci troviamo di fronte a un diorama interattivo, un’esperienza sicuramente simpatica ma irrimediabilmente fine a se stessa, che raggiunge la sufficienza anche per il basso prezzo. Da un lato apprezziamo l’indiscutibile originalità intrinseca del concept e la prontezza del team di sviluppo nel fornire scappatoie ai limiti imposti, ma dall’altro dobbiamo essere critici e onesti verso un’infrastruttura che al momento attuale richiede decisamente troppa pazienza per poter essere considerata pienamente godibile.