Avete presente le serate passate a giocare a Lupus in Tabula o Blood on the Clocktower, dove c’è sempre quell’amico che urla più forte degli altri, accusa a caso e rovina la logica a tutti? Ecco, prendete quella splendida tensione deduttiva, eliminate il fattore umano (sì, niente amici richiesti) e immergetevi in una cupa metropoli noir. Questo è il biglietto da visita di Dupery: A Game of Solo Deduction, un roguelite investigativo in solitaria che prende i meccanismi dei giochi di deduzione sociale e li trasforma in un brutale rompicapo logico su griglia. Nei panni di un detective vecchia scuola, il nostro obiettivo è smantellare la tirannia del Syndicate, una tentacolare organizzazione criminale che ha infiltrato ogni angolo della città. Non aspettatevi però una passeggiata narrativa tra indizi luccicanti sul pavimento: qui i casi sono generati proceduralmente e chiedono al vostro cervello di girare a pieno regime fin dal primo istante. Se cercate un’esperienza rilassata da gustare a cervello spento dopo una giornata faticosa, avete decisamente sbagliato indirizzo; Dupery è pronto a farvi dubitare persino della vostra ombra, e la cosa bella è che vi piacerà da morire.

Un tabellone pieno di bugiardi patentati

Il cuore pulsante dell’esperienza si consuma tutto sulla nostra scrivania, dove ogni indagine prende la forma di un tabellone composto da carte coperte. Scoprire una carta significa interrogare un sospettato, ma capire chi abbiamo davvero di fronte è tutt’altra storia. Il gioco mette sul piatto oltre 175 ruoli diversi, un numero quasi intimidatorio che viene fortunatamente inquadrato da uno specchietto laterale sempre consultabile. I personaggi presenti sulla scena si dividono in quattro categorie ben precise: gli Innocent (i buoni che dicono la verità), i Meddler (cittadini tecnicamente innocenti ma nati per seminare il caos nelle vostre deduzioni), gli Underling (gli scagnozzi che mentono spudoratamente) e i temibili Traitor, la feccia più pericolosa del Syndicate. Ogni singolo ruolo ha le sue frasi tipiche, i suoi pattern comportamentali e le sue bugie codificate. C’è il Matematico che vi darà la somma degli indirizzi dei criminali, o il Critico pronto a raddoppiare le vostre penalità in caso di errore. Il vero colpo di genio, e fonte di sani mal di testa, è che i colpevoli non si limitano a mentire: possono manipolare gli innocenti, “contaminarli” per fargli dire il falso a loro insaputa o persino impersonarli per far ricadere la colpa su di loro.

L’arte dello scarabocchio e la spada di Damocle della reputazione

Con un groviglio di mezze verità così fitto, tenere tutto a mente è pura utopia, ed è qui che entra in gioco la dotazione da vero segugio. Dupery ci fornisce un kit di strumenti in-game completo di penna, spilli colorati e fili per collegare i sospettati e prendere appunti direttamente sul tabellone. Tirare linee e scarabocchiare ipotesi sopra le teste dei testimoni ci fa sentire come il meme di Charlie Day davanti alla bacheca dei complotti, ma senza questo supporto saremmo spacciati dopo dieci minuti. Attenzione però: gli strumenti aiutano a mettere ordine, ma il grosso della riuscita è totalmente nelle mani del nostro spirito d’osservazione. Anche perché sbagliare ha un prezzo salato. In basso a sinistra c’è infatti una barra della Reputazione, la nostra linfa vitale durante la run. Accusare e arrestare un innocente (o un fastidioso Meddler) farà crollare drasticamente la fiducia del dipartimento nei nostri confronti; se la barra tocca lo zero, siamo ufficialmente licenziati e tocca ricominciare da capo. Al contrario, ripulire la griglia da tutti i membri del Syndicate chiude il caso e ripristina parte del nostro onore. Il brivido di mettere le manette al soggetto giusto dopo dieci minuti di puro ragionamento ripaga di ogni fatica.

Il ticchettio dell’orologio e il rischio del salto nel buio

Se durante il tutorial pensate di avere tutto sotto controllo e vi sentite già gli eredi spirituali di Sherlock Holmes, preparatevi a un brusco risveglio. Con l’avanzare dei casi la curva di difficoltà si impenna senza troppi complimenti, introducendo una variabile letale: il tempo. Ogni azione che compiamo sulla griglia, dal semplice scoprire una carta personaggio all’attivare un’abilità, fa scorrere le lancette dell’orologio di gioco. E il tempo, in questa città, non è mai un alleato. Esistono infatti ruoli che agiscono allo scoccare di determinate ore, interferendo attivamente con le indagini, nascondendo prove o addirittura eliminando fisicamente i testimoni non ancora interrogati, bruciando per sempre preziose piste logiche. Questo trasforma ogni turno in una scelta pesante: chi interrogo prima? Posso permettermi di perdere tempo su quell’indizio secondario o devo correre un rischio calcolato se credo di essere vicino alla soluzione? Va detto che la generazione procedurale, incrociando certi ruoli particolarmente infami, crea talvolta situazioni limite in cui la deduzione pura arriva a un muro e ci costringe a un 50/50 quasi alla cieca. È in quei momenti che la barra della reputazione smette di essere una semplice punizione e diventa una risorsa strategica da spendere per forzare la mano al destino.

Tre regioni, mille imprevisti e qualche spigolo da limare

La caccia ai vertici del Syndicate non si esaurisce in un’unica stanza fumosa, ma si articola attraverso tre diverse campagne ambientate in regioni distinte: gli uffici cittadini, il casinò e il porto. Ogni zona non cambia solo lo sfondo estetico, sempre caratterizzato da un elegante e pulito stile noir in bianco e nero, ma stravolge le regole di base introducendo meccaniche dedicate, come la gestione delle fiches al tavolo verde o il carburante per muoversi tra i moli, oltre a sbloccare fino a nove tier di nuovi ruoli per affrontare il brutale scontro finale col boss. Tra un caso e l’altro entra in scena la componente roguelite, che ci permette di scegliere timbri, modificatori e nuovi sospettati da aggiungere al pool della partita. Qui emerge però qualche incertezza di bilanciamento: molte delle ricompense proposte tra le missioni risultano un po’ fiacche o addirittura controproducenti, riducendo quella sensazione di progressione tipica del genere. A questo si aggiunge qualche descrizione delle abilità formulata in modo fin troppo contorto (che può trarre in inganno nelle prime ore) e qualche sporadica imprecisione testuale che gli sviluppatori stanno via via rattoppando. Difetti che fanno alzare un sopracciglio durante le run più tirate, ma che non scalfiscono la solidità di un loop di gioco dannatamente magnetico.

Il fascino irresistibile del dubbio

Tirando le somme, Dupery è una piccola perla di design deduttivo che sa esattamente a chi vuole parlare e non fa alcuno sconto per risultare simpatico a tutti. È un titolo esigente, a tratti spietato, che mi ha genuinamente conquistato fin dai primi istanti proprio per la sua capacità di tenerti sulla corda e farti mettere in discussione ogni singola certezza fino all’ultimo arresto. Nonostante una componente roguelite che avrebbe meritato potenziamenti più incisivi e qualche bizzarria dell’algoritmo procedurale che ogni tanto costringe a incrociare le dita, la soddisfazione che si prova nello smascherare una rete di bugie incrociate è impagabile. La quantità di contenuti, tra oltre centosettanta ruoli e tre regioni dalle meccaniche profondamente diverse, garantisce decine di ore di spremitura di meningi a un prezzo più che onesto. Se amate i rompicapo logici ad alta tensione, avete un debole per le atmosfere investigative e volete finalmente godervi la profondità di un gioco di deduzione sociale senza dover sopportare le urla dei vostri amici su Discord, prendete distintivo e puntine: il Syndicate non si arresterà da solo.