
Quando il carino incontra i rompicapi, a volte ne esce un videogioco come Nomori: esplora le isole del mondo degli spiriti da cui prende il nome il gioco stesso, risolvi i puzzle che incontri e torna a casa dalla nonna. Ma è sufficiente per essere soddisfatti?
Il solito cliché
Kiko è una solitaria ragazzina di città che sta passando l’estate con la nonna, che vive in un paese di campagna. La signora è preoccupata per il benessere della nipotina, poiché preferisce i puzzle ai coetanei che giocano fuori, e, quindi, come ogni nonna che si rispetti, ovvero sconsiderata ma che la sa lunga, decide che l’idea migliore per aiutarla è mandarla a funghi nella foresta adiacente alla proprietà. Costretta ad uscire, quindi, la povera Kiko si reca nella foresta ma, all’improvviso e senza sapere come, si ritrova in un mondo sconosciuto e affacciato sul vuoto cosmico. Dopo un attimo di smarrimento, la ragazzina incontra la simpatica Yuki, un coniglio volante che non ricorda nulla se non che si trovano a Nomori, il mondo degli spiriti, e decidono di viaggiare insieme per ritornare nel mondo reale. Sul percorso verso il ritorno a casa, fra un puzzle e uno spirito che chiede favori, oltre loro stesse, salveranno l’intera Nomori, scombussolata dallo strano effetto che le stagioni stanno avendo su alcune zone.
Gameplay
Tecnicamente, Nomori è un gioco solido e fluido, premiato da alcune scelte stilistiche ma penalizzato da altre.
Il gameplay rispecchia quello di altri titoli dello stesso tipo: ti trovi in un mondo fatto a livelli, in ciascuno dei quali ci sono dei rompicapi da risolvere. Kiko e Yuki devono collaborare per utilizzare al massimo i loro poteri di telecinesi per interagire con gli slime e i portali, in modo da poter esplorare il mondo circostante e raggiungere i loro obiettivi. I rompicapi riguardano soprattutto il tempismo e il posizionamento degli oggetti, come i cubi di slime, che possono essere ingranditi, rimpiccioliti, ruotati e spostati per evitare di precipitare nel vuoto o per scavalcare altezze altrimenti impossibili.
Ad aiutarti non c’è nessuno oltre al tuo cervello, perché gli NPC sono assolutamente inutili se non addirittura a tratti molesti. Nonostante la grafica cartoonesca incredibilmente adorabile, infatti, i personaggi sono tutti molto infantili e non sono di alcun supporto, facendo capire perché c’era bisogno di evocare una povera ragazzina per farsi aiutare. Il “doppiaggio” non aiuta: sia Kiko che tutti gli altri si esprimono con un’incredibile varietà di “ooh…”, “aah!” e “eehmm…” urlati in diverse tonalità che non lasceranno scampo alle tue orecchie. L’aria carina, pucciosa e quasi cozy viene un po’ rovinata da questi rumori che alterano l’atmosfera e tendono a far vacillare la tua concentrazione. Non essendoci un vero e proprio doppiaggio parlato, personalmente avrei preferito il silenzio, con la sola musica dolce ad accompagnarmi.

In conclusione
Personaggi carini, platform e puzzle: potrebbe essere la ricetta per il gioco perfetto, ma a volte le premesse non bastano. Forse non sono nel target di Nomori, nonostante io sia fan dei puzzle game e delle atmosfere cartoonesche carine, ma c’è un qualcosa che non mi ci ha fatto proprio appassionare.
I rompicapi sono della giusta difficoltà e le modalità di risoluzione sono interessanti: l’utilizzo degli slimebun forse non è la più originale delle scelte, ma la forma e gli usi che se ne possono fare sono ottimi. Ho trovato molto carina anche la grafica: la scelta di uno stile simile agli anime giapponesi funziona nonostante i grandi spazi vuoti nelle aree e i design dei personaggi sono davvero teneri e ben pensati; ho adorato gli spiriti che prendono ispirazione dalle leggende giapponesi come il tanuki o il kappa, e l’atmosfera dei livelli ispirati alle stagioni, con i loro colori forti ma non eccessivi, ha un tocco davvero cozy.
Purtroppo, però, la storia un po’ basilare, la caratterizzazione eccessivamente infantile dei personaggi e il reparto sonoro da rivedere hanno reso il tutto un po’ “sempliciotto”. Il potenziale c’era, ma secondo me non è stato raggiunto. Non c’è nulla di male in un cliché se ben sfruttato, così come nei personaggi bambineschi, soprattutto se la protagonista è una ragazzina, ma, come direbbe la mia di nonna, “il troppo stroppia” e, a mio parere, in questo caso, si è fatto un po’ troppo.
Detto ciò, è comunque un gioco carino, un titolo con cui passare il tempo senza troppe pretese e in un mondo tutto sommato bello da vedere. Magari col volume delle voci a 0 e con una playlist diversa in sottofondo.
Lo consiglierei?
Forse. Potrebbe piacere di più a un giocatore molto giovane oppure a qualcuno incredibilmente affezionato ai giochi “kawaii”, ma al giocatore medio di puzzle game, sinceramente, non credo.
Nonna, cosa ciera in kuei funghi?
