
Primi due pub: il caos divertente
Il primo locale ti accoglie nel modo giusto: sei in mezzo a dei cantieri, con un locale sgangherato e una clientela improbabile. Devi controllare chi entra, impostare il prezzo d’ingresso, prendere gli ordini, spillare birre (liscia, con limone, con soda), consegnare le bevande, raccogliere i bicchieri buttati ovunque, pulire il vomito e sistemare i bagni devastati. Nel frattempo, i clienti ballano da soli o giocano alle slot machine. E tu corri da una parte all’altra sperando di non dimenticare nulla.
Gli upgrade aiutano: puoi migliorare il bancone, sbloccare nuove birre, rendere l’ambiente più decoroso. E sì, c’è anche la spogliarellista curvy che fa pole dance e riceve più applausi dei cocktail.
Poi arriva il secondo pub, e lì il gioco dà il meglio. Sei palesemente al centro di Roma, in un posto che mi ricorda anche troppo i vicoli dietro la Rinascente di Via del Tritone, e il gameplay diventa più complesso: cocktail dai nomi finti, patatine fritte, salsicce da condire, popcorn e piatti da lavare. Se finisci le stoviglie, non puoi più servire. Per fortuna si sbloccano anche assistenti: un addetto alla pulizia (che però non lava i piatti, ma che ti pago a fare?), uno alla cassa, uno agli ordini. Ma la tensione resta. Ed è proprio questa tensione a rendere il tutto dannatamente divertente.
Il terzo livello: e il disastro fu
Appena hai preso confidenza con cocktail e fritti, il gioco decide di cambiare completamente. Il terzo locale non è un pub, non ci sono drink, niente piatti da lavare. Ti ritrovi in una specie di capannone dove al posto dei drink devi servire funghetti psichedelici, pillole, bottigliette d’acqua e birre in vetro. I clienti ci sono ancora, ma quello che chiedono sembra uscito da un altro gioco. Niente più cocktail complicati o cibo da preparare, niente stoviglie: solo droghe da sintetizzare e frigoriferi da rifornire.
Le dinamiche restano simili: prendi l’ordine, prepari la merce, la consegni. Ma l’atmosfera cambia radicalmente. Non c’è più niente del locale notturno, dell’ansia da sabato sera, della confusione tra musica e vomito. Ora sei in uno scenario freddo, grigio, che ti fa passare la voglia.
Il problema non è tanto il gameplay, che tutto sommato funziona, ma lo strappo tematico. Night Club Simulator era partito con l’idea di farti gestire un pub, non un centro di spaccio. È lo stesso problema che Clock Wizard aveva già avuto con Demonologist: quando finalmente tutto comincia a funzionare, cambia registro e manda all’aria l’esperienza.
Ed è un peccato, perché i primi due livelli funzionano davvero. Bastava continuare su quella linea, aggiungendo complessità nei cocktail, eventi imprevisti, nuovi assistenti, magari un sistema di reputazione. Invece hanno pensato bene di buttare tutto nel cestino e sostituirlo con qualcosa che sembra provenire da un progetto completamente diverso.

Bug, pole dancer e momenti WTF
Il gioco è abbastanza stabile, ma qualche bug c’è e si fa sentire. Il più assurdo riguarda le salsicce: compri dieci scatole, ne arrivano otto. Ogni scatola dovrebbe contenere otto pezzi, ma spesso ne ha sei. A volte quattro. Il tutto a venti dollari a confezione. Considerando che nel secondo pub le salsicce sono praticamente indispensabili, il problema non è da poco. Nonostante diverse patch, continua a succedere. E fa arrabbiare, perché ti rovina il ritmo proprio nel momento in cui il gameplay dà il meglio.
Detto questo, Night Club Simulator ha anche momenti che ti strappano un sorriso. Ogni serata arriva un cliente “evento”: l’uomo inseguito da un’oca, la mistress con l’uomo a quattro zampe, i gatti che corrono, il tizio che fa skate dentro il secchio del mocio. Non fanno nulla, ma aggiungono colore all’atmosfera.
Poi ci sono i clienti molesti, quelli che entrano e ti prendono a pugni senza motivo. Non sono rari. E a quel punto lasci perdere tutto e combatti. Perché sì, anche questo fa parte del gameplay. In mezzo a tutto questo c’è lei: la pole dancer. Sempre lì, sempre ammirata, sempre coerente. È l’unico elemento che rimane stabile mentre tutto il resto impazzisce.
Per chi è questo gioco?
Night Club Simulator è per chi ha voglia di un gestionale in prima persona sporco, disordinato e fuori di testa. È un’esperienza che alterna caos autentico a momenti di lucidità sorprendente. Giocato in single player è una sfida, ma con un amico diventa puro divertimento (e fonte certa di litigate, se non si dividono bene i compiti). I primi due livelli offrono un mix riuscito di stress, risate e soddisfazione: ti incasini, ti arrabbi, poi riesci a gestire tutto e ti senti un dio del bancone.
Serve però un po’ di tolleranza: ai bug, alla confusione, a certe scelte estetiche discutibili. Ma se rientri in quel tipo di giocatore che adora Supermarket Together, Drive Beyond Horizon o Ale & Tale Tavern e qualsiasi cosa che mescoli meccaniche rotte e momenti geniali, questo gioco ti intratterrà.

Hai dimenticato di chiudere il locale, e adesso spaccia
Night Club Simulator ha tutto per essere un gioco trashone ma ben riuscito: è veloce, stressante, pieno di momenti ridicoli e, a tratti, persino intelligente. I primi due locali funzionano così bene che ti verrebbe voglia di consigliarlo a chiunque cerchi un gioco da ridere in compagnia.
Poi però cambia completamente rotta, decide di fare l’alternativo e si scava la fossa da solo. È un peccato, perché bastava davvero poco per renderlo una perla trash da consigliare senza riserve. Invece ci tocca parlare di quello che poteva essere.
Resta comunque un’esperienza da provare, almeno per qualche serata disfunzionale. Magari non ne esci soddisfatto, ma sicuramente con qualche aneddoto da raccontare. E con una sana diffidenza verso chi mette le pillole nel menu dei drink.
