
Una casa, uno zio e tanti problemi
In Uncle-Z, non interpreti un eroe solitario con il fucile a pompa in spalla. Sei una persona normalissima che cerca di sopravvivere in una città infestata, ma con una responsabilità in più: prendersi cura di uno zio anziano e disabile, completamente incapace di stare al mondo.
La casa dello zio è la tua base. E come ogni base in un survival che si rispetti, va mantenuta, difesa, riparata e organizzata. Peccato che tuo zio faccia di tutto per distruggerla:
- Accende la TV e la radio attirando orde di zombie.
- Usa l’acqua in modo compulsivo finché non scoppiano i tubi.
- Rompe le prese elettriche.
- Ottura il bagno. Più volte. Tante volte. Troppe volte.
Nel frattempo, tu devi:
- Procurargli da mangiare e da bere.
- Vaccinarlo ogni due giorni. (Sì, va vaccinato. Altrimenti si trasformerà in uno zombie e vi ringrazierà delle vostre cure mangiandovi.)
- Riparare i danni che causa.
- Esplorare l’esterno per raccogliere risorse e armi.
Il risultato? Un’esperienza di gioco che sembra un mix tra Project Zomboid e Badante Simulator con un pizzico di comedy.
Gameplay: Una routine (quasi) quotidiana
La struttura del gioco è semplice: ogni giorno devi prenderti cura dello zio, mantenere la casa in funzione, e fare spedizioni nei luoghi vicini per recuperare materiali utili. Ogni tot giorni, come da tradizione, arriva un’orda di zombie. E non parliamo di due o tre vaganti: parliamo di un vero assalto.
Le meccaniche principali includono:
- Gestione risorse (cibo, acqua, medicinali, materiali da costruzione).
- Manutenzione della casa (riparazioni, costruzione di barricate, gestione dei danni causati dallo zio o dagli zombie).
- Esplorazione e combattimento con armi e strumenti trovati durante le spedizioni.
- Difesa durante le invasioni di zombie.
Nel mezzo, ci sono anche zombie speciali con abilità particolari. Peccato che, almeno in questa fase dell’early access, non offrano alcuna ricompensa significativa, rendendo poco stimolante affrontarli. Un piccolo sistema di loot sarebbe davvero il benvenuto.

Multiplayer: Il cuore pulsante del gioco
Se in single player Uncle-Z può risultare stressante, in multiplayer diventa un’esperienza esilarante. Il caos che si crea quando più persone cercano di tenere in vita sé stesse, uno zio molesto e una casa sull’orlo del collasso è pura magia.
Durante una delle mie sessioni, ad esempio, uno dei sopravvissuti ha vomitato per un’intossicazione alimentare nel bel mezzo di un’invasione. Gli zombie sono scivolati nella pozza, e noi abbiamo avuto tempo per spostarci all’esterno e iniziare la controffensiva. Tempismo comico involontario da 10 e lode.
Il gioco non si prende mai troppo sul serio, e questa è una delle sue armi vincenti.
Grafica e direzione artistica: nulla di memorabile, ma funzionale
Nessuno si aspetta miracoli da un indie in Unity, e Uncle-Z fa esattamente quello che deve fare: propone una grafica funzionale, semplice, con qualche tocco di personalità. Non urla al miracolo, ma nemmeno allo scandalo.
Audio: Colonna sonora dello zio party
Anche sul fronte audio non siamo di fronte a un capolavoro. Ma funziona. Gli effetti sonori sono nella media, così come la colonna sonora, che accompagna discretamente l’azione.
L’unico momento in cui il sonoro diventa memorabile è quando lo zio accende la radio. La musica è così orecchiabile che, spesso, ti ritrovi a ballare insieme a lui… dimenticando che quella festa improvvisata potrebbe richiamare una mandria di zombie affamati. Dettagli.
Bug, lag e desync: early access, baby!
Essendo in accesso anticipato, il gioco non è esente da problemi. In particolare:
- Cali di frame in multiplayer, soprattutto nelle fasi avanzate.
- Zombie che attaccano in modo anomalo (a volte sembrano usare il Wi-Fi).
- Desync tra i giocatori nelle partite online.
Nonostante ciò, l’esperienza non viene compromessa del tutto. Anzi, i bug diventano quasi parte integrante del caos. Se ami gli indie un po’ “grezzi ma sinceri”, ti sentirai a casa.

Conclusioni: Un gioco che non dimentichi (soprattutto lo zio)
Uncle-Z è un gioco fuori dagli schemi, che fonde ironia, sopravvivenza e gestione familiare in un mix sorprendentemente divertente. Perfetto da giocare in compagnia, meno consigliabile da soli, riesce a farti ridere, sudare e imprecare nel giro di cinque minuti.
Certo, c’è ancora tanto lavoro da fare: il bilanciamento va migliorato, i bug vanno sistemati, e il sistema di ricompense ampliato. Ma le fondamenta ci sono tutte.
Lo consiglio a chi:
- Ama i survival cooperativi horror, ma con meno serietà.
- Vuole farsi due risate con gli amici in situazioni assurde.
- Ha sempre desiderato un simulatore di badante apocalittica.
Lo sconsiglio a chi:
- Detesta i bug e pretende un gioco perfettamente rifinito.
- Cerca una trama profonda o un’esperienza single player strutturata.
- Si arrabbia facilmente con le persone anziane.
