
Benvenuti al casello dell’assurdo, dove la burocrazia stradale incontra il narcotraffico di cocktail strani. Toll Booth Simulator ci trascina su un’autostrada deserta nei panni di un operatore che deve ripagare un debito pesantissimo con la giustizia. L’idea di base è un mix allucinogeno: controllare passaporti, gestire una fattoria per ricavare ingredienti, scassinare case e servire cocktail improbabili agli strambi personaggi in città. Sulla carta, è il tipo di simulatore “janky” che potrebbe rubarti ore di sonno grazie a un loop di gioco ipnotico e surreale. In realtà, ci troviamo di fronte a un’esperienza che sembra aver guardato troppo intensamente il successo di Schedule 1, cercando di fotocopiarne l’anima senza però possederne lo stesso carisma o la stessa solidità tecnica.
Un’identità in crisi di astinenza da originalità
Il problema principale di questo titolo non è la mancanza di cose da fare, ma il motivo per cui dovremmo farle. Il gioco si presenta come un buffet di meccaniche che spaziano dalla gestione agricola alla vendita di cocktail, ma ogni singola attività risulta noiosa, ripetitiva e priva di quella scintilla che rende un “simulatore di mestieri” divertente invece di un secondo lavoro non pagato. Sebbene la descrizione prometta un caos entusiasmante tra piantagioni bizzarre e cocktail particolari, l’esecuzione pratica è un esercizio di pazienza. Le similitudini con Schedule 1 sono così imbarazzanti che lo sviluppatore è dovuto correre ai ripari con aggiornamenti d’emergenza per rimuovere le “citazioni” più palesi.
Tuttavia, cambiare il “modello” del contenitore non risolve il vuoto di un sistema che si sente sconnesso. Non basta aggiungere la possibilità di rubare nelle case per dare profondità se il rischio non è supportato da una tensione reale o da un senso di progressione gratificante. Anche l’introduzione di elementi social, come la possibilità di uscire con qualcuno, naufraga tristemente: i compagni sono statue senza vita che fissano il vuoto, privi di qualsiasi autonomia o utilità pratica. Il risultato è un’accozzaglia di idee che faticano a trovare una direzione coesa.
Meccaniche arrugginite e bug come feature
Se l’originalità scarseggia, la tecnica zoppica vistosamente. Nonostante l’impegno di un singolo sviluppatore che tenta di tappare i buchi con una dedizione ammirevole, il prodotto, anche se in Early Access, è un campo minato di instabilità. Ci sono momenti in cui l’interfaccia smette di rispondere, lasciandoti a cliccare inutilmente su pile di denaro che non vogliono essere raccolte. La progressione e il guadagno di XP sono tarati verso l’alto in modo estenuante, costringendo a un “grinding” che non ha nulla di eroico, ma solo il sapore della perdita di tempo.
Anche funzioni che dovrebbero essere centrali, come il controllo dei documenti al casello, risultano essere lente, imprecise ed estremamente abbozzate. Persino lo spostarsi per la mappa in auto finisce per essere utile solo per sfruttare il tasto di “teletrasporto” a casa, trasformando l’auto in un sistema di emergenza come scorciatoia per saltare la noia del viaggio di ritorno.

Il cocktail è servito ma è amaro
Nonostante ci sia chi apprezza l’estetica da “simulatore sotto acidi” e l’interattività con i clienti assurdi, è impossibile ignorare la sensazione di un progetto che ha morso più di quanto potesse masticare. Il gioco cerca di essere troppe cose contemporaneamente: un simulatore di frontiera alla Papers, Please, un gioco agricolo e un simulatore di barman. Il risultato è che nessuna di queste componenti brilla davvero. La rimozione recente degli effetti collaterali dei cocktail è l’ennesimo segnale di una direzione artistica che sta cercando di ricostruirsi mentre il pubblico sta già guardando altrove.
Anche se la gestione dei clienti può regalare qualche momento di ilarità, specialmente quando si decide di inseguirli dopo un rifiuto al casello, questi sprazzi di divertimento sono sepolti sotto strati di opacità e povertà videoludica. Al momento, il gioco manca totalmente di una personalità forte che lo distingua dalla massa di cloni che popolano il mercato indie. La grafica non eccelle, il gameplay è una serie di loop privi di mordente e la sensazione di “gioco incompleto” è onnipresente. È un cantiere aperto dove le fondamenta sembrano di sabbia e, nonostante la buona volontà dello sviluppatore, la strada verso un’esperienza solida e originale appare ancora lunghissima.
