Un detective, un omicidio avvenuto vent’anni prima, una madre determinata: sei John Morley e vieni assunto per indagare su una vicenda strana e inquietante, fra le stanze di una villa antica e le celle di un manicomio abbandonato. Preparati a scoprire un triste racconto di amore e tragedie.

Sontuosi manieri e sanatori abbandonati

Dopo una scena iniziale a primo impatto incomprensibile, ti svegli in un letto d’ospedale, dove un’invadente infermiera ti comunica che sei stato finalmente dimesso e che la tua assistente ti ha chiesto di andare al più presto nel tuo studio da detective. Lì incontri la Contessa Margarette Fordside, che ti offre un bel po’ di denaro per risolvere il caso dell’omicidio di sua figlia: la ragazza è stata uccisa vent’anni prima, ma, dopo una sommaria indagine, è stato incolpato un criminale a caso, lasciando la famiglia con l’amaro in bocca.

Ti rechi, quindi, nella immensa dimora abbandonata dei Fordside, Blomsbury Manor, e inizi a ricostruire la vicenda, fra quadri inquietanti, diari pieni di amore e preoccupazioni e ricordi lasciati indietro nella polvere. Per qualche motivo, anche dopo vent’anni, le prove sono ancora lì, facendo capire perché la Contessa fosse così convinta che i detective non avessero fatto proprio un ottimo lavoro. Dopo aver raccolto tutte le prove che ti servono e ricostruito le vicende della notte dell’omicidio, ti sposti al Westland Asylum, il manicomio dove devi trovare i pezzi mancanti del puzzle e scoprire l’identità del killer, immergendoti in pettegolezzi, poca professionalità e inganni.

Una storia lineare ma allo stesso tempo intrecciata, con qualche colpo di scena e situazioni in cui rimani perplesso perché non sei particolarmente convinto di cosa stia succedendo, ma con la promessa di risolvere tutto una volta conclusa l’indagine.

Gameplay

Il gioco è un’investigazione in prima persona, in cui esplori gli ambienti per trovare documenti, oggetti o elementi che ti facciano capire come si sono svolti gli eventi e quali sono le identità e le storie dei soggetti coinvolti. Gli ambienti non sono immensi, ma sono abbastanza grandi e pieni di elementi da coinvolgerti e intrigarti. Gli enigmi non sono particolarmente impegnativi, ma, non essendo questo un puzzle game, per me è un vantaggio, perché non rallentano troppo la narrazione, che si snoda fra i corridoi e le stanze e ti spinge a proseguire con curiosità. Carina la meccanica di ricostruzione degli eventi, le cui immagini si svelano tridimensionalmente davanti ai tuoi occhi man mano che ne scopri le prove. Avrei gradito un’interfaccia migliore per gli indizi e gli oggetti trovati, magari anche un modo per rivivere le ricostruzioni, soprattutto visto che alcuni oggetti smettono di essere utilizzabili dopo la prima interazione con loro, ma questo non ha influenzato in negativo la mia esperienza. Infine, ringrazio gli sviluppatori per aver solo fatto finta di inserire gli inseguimenti, perché personalmente trovo che spezzino troppo il ritmo in questi tipi di gioco.

Tecnicismi

Lo stile grafico è abbastanza realistico e tutto sommato ben fatto, la costruzione degli edifici e gli asset non erano eccessivi ma sempre precisi e, in combinazione con le luci soffuse al punto giusto, creavano una bella atmosfera. Il reparto sonoro è ben gestito, anche se a volte i suoni ambientali non sono molto coerenti con il contesto e il flusso della storia. Non ho riscontrato bug e, a meno di essere davvero molto fortunati a indovinare le combinazioni per aprire le porte, sembra essere impossibile saltare a porzioni successive di gioco per errore, come a volte accade in giochi simili “forzando” il sistema.

In conclusione

The Last Case of John Morley mi ha sorpreso. Mi piacciono molto i giochi investigativi, e questo infatti mi aveva già preso con la demo, ma dopo averlo finito sono rimasta più soddisfatta del solito, soprattutto grazie al finale che, personalmente, mi ha convinta a dargli mezzo punto in più. Da un lato non vedevo l’ora di scoprire la conclusione della narrazione, dall’altro mi è dispiaciuto finirlo, perché mi ci stavo appassionando molto: non è un gioco incentrato troppo sull’investigazione di per sé, ma sulla narrazione della storia, sulla spiegazione del perché degli avvenimenti e, soprattutto, sulla navigazione nelle profondità e a volte nell’oscurità della psiche umana. Un viaggio quasi metaforico, un parallelismo con la discesa nella follia: dalla casa al sanatorio, dalla depressione alla liberazione, dall’amore alla tragedia, dalla disperazione alla speranza della Contessa di riavere quantomeno la pace.

Insomma, un’esperienza breve ma intensa. Assolutamente consigliato.