Dopo l’inaspettato successo di titoli come Librarian: Tidy Up the Arcane Library!, il mercato indipendente ha visto spuntare come funghi una marea di simulatori dedicati al riordino seriale. Abbiamo pescato dal mazzo TV Archive: Tidy Up Together e, purtroppo, non ci è andata benissimo. Il concept di base è disarmante nella sua semplicità: ci si ritrova all’interno di una videoteca super mega incasinata, con il pavimento letteralmente tappezzato di migliaia di cassette sparse ovunque. Il nostro ingrato ma ipnotico compito è quello di rimettere a posto la bellezza di 3.180 videocassette, infilandole nelle categorie corrette dei rispettivi scaffali. Siete avvisati, si tratta di un lavoro arduo ma che, teoricamente, dovrebbe risultare estremamente rilassante. La ripetitività dei gesti e l’idea di riordinare perfettamente un disastro immane accendono quella scintilla di soddisfazione che solo chi ama l’ordine compulsivo può comprendere a pieno. Eppure, nonostante le premesse perfette per staccare il cervello dopo una lunga giornata, la realizzazione non troppo curata di questo titolo trasforma la quiete del riordino in una vera e propria frustrazione, dimostrando che non basta buttare un mucchio di roba a terra per creare un buon videogioco.

Sistemare il caos a tentoni

Iniziamo col dire che la logica dello smistamento, specialmente nelle primissime fasi di gioco in cui si è sprovvisti di potenziamenti, risulta parecchio spiazzante. Se il suo predecessore spirituale aveva trovato un modo brillante per farti riconoscere a colpo d’occhio le diverse tipologie di libri, qui ci troviamo di fronte a un vero e proprio tiro a indovinare. Il titolo ci chiede di suddividere i nastri in ben venti categorie differenti, spaziando tra film d’azione, film drammatici, serie TV, cartoni animati, film dell’orrore, commedie, giochi atletici, coppe di calcio, film romantici e fantascienza. Non mancano nemmeno sezioni dedicate a baseball, tennis, telegiornali, quiz televisivi, basket, sport motoristici, programmi di cucina, documentari, pugilato e talk show. Una mole di roba impressionante, che però si scontra con un game design che non aiuta minimamente il giocatore. Per non impazzire, ho dovuto iniziare la mia carriera da archivista partendo dai cartoni animati, una delle sezioni con copertine palesemente diverse e riconoscibili al volo. Senza un linguaggio visivo chiaro, sistemare le prime cassette si trasforma in un noioso processo a tentativi contro gli scaffali. Fortunatamente, in nostro soccorso arrivano i potenziamenti, che consumano punti accumulati sistemando correttamente le VHS. Grazie a questi, possiamo ad esempio usare l’evidenziazione dello scaffale per capire dove piazzare il nastro che abbiamo in cima alla pila, oppure attivare l’evidenziazione delle videocassette per trovare rapidamente quelle identiche. Sono espedienti che mitigano il problema, ma dover fare affidamento esclusivo sugli aiuti di gioco per sopperire a una totale mancanza di leggibilità visiva iniziale è un approccio decisamente claudicante.

L’elefante generativo nella stanza delle VHS

Il vero tallone d’Achille, quello che fa storcere il naso e fa crollare l’immersione, è la realizzazione estetica dei nastri. Le copertine delle VHS sono palesemente generate con l’Intelligenza Artificiale; la pagina del gioco prova a mettere le mani avanti parlando di uno “strumento di supporto”, ma la dura realtà è che la mancanza di coerenza visiva è imperdonabile. Basta guardare alcune serie proposte nel gioco, come un’improbabile parodia di Braccio di Ferro chiamata “Spinach Sailor”, per accorgersi che nelle varie stagioni il protagonista cambia letteralmente fisionomia e colori. Questo dimostra palesemente come tutto il lavoro artistico sia stato automatizzato e gettato nel calderone senza il benché minimo controllo qualità. In un titolo dove l’unica cosa che devi fare per ore è fissare delle copertine e cercare di capire a quale genere appartengano, questa trascuratezza non è solo un peccato veniale, ma un segno di un progetto sviluppato in maniera grossolana. Ti ritrovi tra le mani titoli che dal nome sembrerebbero horror, ma che l’algoritmo visivo ha trasformato in chissà cosa, impedendoti di catalogarli a occhio. Anche le decine di varianti di nastri sportivi mancano di qualsivoglia direzione artistica sensata, limitandosi a proporre atleti generici e poco coerenti. In un gioco che basa il suo intero loop sull’osservazione degli oggetti, la dipendenza cieca da asset generati in massa toglie completamente l’anima all’esperienza.

Progressione lenta e mal di testa tecnici

Se l’estetica è un disastro figlio dei prompt sbagliati, il comparto tecnico e la gestione della progressione non fanno certo di meglio per risollevare le sorti dell’opera. Come accennato prima, le abilità dovrebbero essere la nostra scialuppa di salvataggio, introducendo meccaniche comodissime come l’ordine numerico per riordinare automaticamente la pila in mano, l’auto-raccolta per prendere le cassette identiche e l’auto-piazzamento per buttarle sugli scaffali senza fatica. In teoria suona benissimo, ma all’atto pratico l’albero delle abilità si rivela una prigione: si è costretti a sbloccare obbligatoriamente ogni singola skill precedente prima di poter accedere a quella che serve davvero, rendendo l’avanzamento decisamente lento e inutilmente macchinoso. E mentre si lotta contro questa progressione al rallentatore, bisogna anche fare i conti con un’ottimizzazione decisamente rivedibile. Il sistema di controllo soffre di una certa legnosità, con movimenti della telecamera che possono persino causare chinetosi nei soggetti più sensibili. Aggiungiamo al pacchetto anche fenomeni di compenetrazione, con le videocassette che tendono a incastrarsi letteralmente nei poligoni degli scaffali, e otteniamo un mix tecnico che distrugge brutalmente il senso di relax che il titolo vorrebbe trasmettere.

Meglio soli che male accompagnati tra gli scaffali

Per cercare di gonfiare il pacchetto e ampliare l’offerta, gli sviluppatori hanno deciso di non limitarsi all’esperienza in singolo, integrando diverse modalità multigiocatore. Troviamo infatti la possibilità di affrontare il disastrato archivio in modalità co-op online oppure di sfidare direttamente gli amici in una modalità PvP online. L’idea di correre contro il tempo per sistemare gli scaffali potrebbe anche sembrare simpatica, ma a conti fatti queste aggiunte sanno di forzatura. Questo genere di videogioco vive di ritmi blandi; chiunque approcci un titolo simile vuole sistemare le cose con calma, prendendosi il tempo necessario per staccare dai pensieri quotidiani. Il multiplayer rischia solo di generare confusione inutile, un caos che viene peraltro amplificato da fastidiosi problemi di desincronizzazione, con cassette che spariscono nel nulla se fatte cadere a terra dai compagni di squadra. Fortunatamente, per chi vuole godersi l’esperienza in solitaria, sono presenti due opzioni interessanti: la modalità sandbox, che ci permette di giocare con tutte le abilità già sbloccate e pronte all’uso fin da subito, e all’estremo opposto la modalità no abilità, pensata per i veri stoici che vogliono testare la propria pazienza riordinando tutto a occhio nudo. Qualunque sia il vostro approccio, se riuscirete a non farvi scoraggiare dai difetti e a riordinare l’intera videoteca, verrete premiati con un video particolare direttamente dagli anni ’80. Un premio nostalgico, ma forse non sufficiente a far chiudere un occhio sui troppi spigoli vivi dell’opera.