
Una caverna, un esploratore con una mazza da cricket nella mano destra e un guanto magnetico nella sinistra, un numero impressionante di barriere e sfere luminose: non sto citando elementi a caso, ma ciò che bisogna aspettarsi da Puzzle Parasite, un’avventura a livelli in cui serve la logica per avanzare, esplorare rovine e, perché no, magari trovare qualche reliquia aliena per ricostruire la storia del pianeta su cui sei atterrato.
Cricket nelle caverne
Una missione scientifica su un pianeta alieno, una stazione spaziale in orbita, un esploratore che atterra brandendo inaspettatamente una mazza da cricket. Inizia finalmente la scoperta delle caverne del pianeta che tu e i tuoi colleghi siete stati mandati a studiare: tu sarai il braccio, mentre Delilah e Trent, le voci nelle tue orecchie, cercheranno di fare da cervello pur rimanendo in orbita. Lo scopo del gioco è esplorare queste caverne e le rovine in essa contenute, alla ricerca di un qualche reliquia che permetta di ricostruire il passato della civiltà aliena locale, apparentemente antica ma estinta, e magari fruttare anche qualche soldo, chissà.
Per avanzare in questa missione è necessario risolvere dei puzzle, per un totale di 76 livelli di difficoltà crescente, grazie agli strumenti che hai con te: una fidata mazza da cricket con cui lanciare cose e un potere magnetico trovato lì nelle grotte per caso e che ovviamente non ti sei trattenuto dal toccare. In ogni livello ci sono una o più sfere colorate di nome core da usare per aprire porte, eliminare ostacoli, far apparire barriere e sbloccare il livello successivo. Dopo aver raggiunto l’ultimo livello, forse finalmente riuscirai a trovare quello che cerchi, ma sicuramente sarai sorpreso dall’unica cutscene del gioco, che ti mostrerà un finale a sorpresa che sarà la giusta conclusione della tua avventura.
La trama è semplice, ma è un buon contesto per un gioco di questo tipo, con i dialoghi che sicuramente tengono alto l’interesse ad andare oltre.
Gameplay
Giocando a Puzzle Parasite, ti sentirai un po’ ritornato in giochi come Portal o The Talos Principle: non hai fretta né hai nemici particolari da sconfiggere, ma hai bisogno solo della tua capacità di ragionamento, per combinare i tuoi poteri e le interazioni ambientali per andare avanti.
I cinque core dalle interazioni non uguali fra di loro, da trasportare, lanciare con la mazza o attirare magneticamente, costituiscono una modalità di risoluzione di puzzle interessante. In particolare, è bello come ogni core abbia un colore diverso e con ciascun colore puoi interagire in maniera diversa: il blu è universale, con il rosso non puoi usare il potere magnetico, con il giallo con puoi usare la mazza, il verde non può essere trasportato e il rosa può essere scambiato con altri core.
I puzzle non sono eccessivamente complessi, ma comunque non avrebbe fatto male un sistema di suggerimenti: in alcune situazioni, anche un piccolo hint potrebbe evitare momenti di stallo frustrazione, magari causate da dettagli non troppo intuitivi.
Il dettaglio che mi è piaciuto di meno è il passaggio da un livello al successivo, degno del miglior Dante Alighieri: dopo aver concluso il puzzle, svieni teatralmente con una dissolvenza, per poi spawnare nella nuova area che non ha il benché minimo collegamento né visivo né logico con la precedente. Questa modalità spezza la continuità e rende il tutto slegato e sarebbe bastata anche una porta finta o un buco nella parete con un muro invisibile per dare l’illusione che sia un percorso continuo e la sensazione effettiva di progressione.

Tecnicismi
Sul piano grafico, Puzzle Parasite deficita un po’. L’ambientazione è troppo semplice e le aree sono incredibilmente vuote: non ci sono dettagli visivi, decorazioni, oggetti riempitivi, solo enormi stanzoni vuoti dalle pareti di pietra liscia ed enormi porte fatte di energia. Anche i colori sono abbastanza scuri e spenti: è vero che i core e le barriere di energia sono vivaci e luminose, ma tutto il resto risulta morto e senza spessore. Per essere rovine di una civiltà sembrano davvero troppo senza personalità. Sarebbe bastato inserire delle luci migliori o piccoli dettagli per poter rendere il tutto più credibile e meno anonimo.
Il reparto audio è complessivamente discreto. In particolare, il doppiaggio dei due scienziati che comunicano con te via radio è apprezzabile, contribuisce a mantenere un contesto vivo mentre si prosegue e aiuta a non perdere tempo a leggere infiniti muri di testo per capire che cosa succede; l’unico peccato è nella parte finale del gioco, in cui il tono delle voci sembra un po’ troppo piatto rispetto a quello che sta succedendo e si perde un po’ di pathos: nonostante la buona musica di sottofondo, gli eventi perdono un po’ di forza emotiva invece di guadagnarla con il dialogo finale.
In conclusione
Puzzle Parasite, se si tiene conto solamente della risoluzione dei puzzle, nel complesso è stato piacevole e fa il suo lavoro: è divertente, i puzzle sono ben costruiti e soddisfacenti e le meccaniche sono carine e divertenti, soprattutto se si pensa che in un mondo da science fiction tu sei lì con una mazza da cricket di legno. È una sfida rilassante, risolvere gli enigmi risulta scorrevole, ci si impegna con la logica ma senza impazzire troppo per la frustrazione. Anche la storia non è male, è interessante come non venga raccontata direttamente, ma si debba capire che cosa succede dalle reazioni di Delilah e Trent e dai loro dialoghi, che ti accompagnano nella tua discesa con commenti, ipotesi ma anche un po’ di chill. L’idea in generale è intrigante e il finale dà un senso a tutto, lasciandoti con delle sensazioni che non pensavi che avresti provato in un’avventura puzzle così.
Sarei disonesta a dire, però, che non ha difetti: gli ambienti immensi e vuoti, il buio, il passaggio fra livelli mi hanno frammentato troppo l’esperienza, dandomi la sensazione di affrontare una sequenza di livelli scollegati fra loro più che di scendere nelle caverne in maniera coerente verso il finale.
Lo consiglio?
In realtà comunque sì, se cercate qualche ora di intrattenimento “mentale” tranquillo, senza fronzoli e senza pressione. Magari se lo trovate in sconto fateci un pensiero, ma mantenete le aspettative a quello che il gioco è: un puzzle game minimalista.
