Nel vasto e spesso incomprensibile oceano dei simulatori lavorativi, c’è sempre spazio per una nuova e bizzarra carriera virtuale. Ne abbiamo viste di tutti i colori: gestori di stazioni di servizio, proprietari di supermercati di dubbia legalità, amministratori di cybercafè e molti altri. Questa volta il destino ci ha consegnato Pharmacy Store Simulator, un titolo che ambisce a farci vivere l’ebbrezza di gestire una farmacia. Le premesse? Il solito logoro espediente narrativo: erediti l’attività da tua nonna. Onestamente, è un pretesto di trama non solo abusato, ma anche profondamente stupido: ma chi è che eredita una farmacia dalla nonna? E che nonna ti lascerebbe in eredità un locale completamente spoglio, senza l’ombra di un’attività commerciale già avviata?

Comunque, il gioco ci invita a vestire contemporaneamente i panni del cassiere, del manager, del contabile e del consulente sanitario, ma fin dai primissimi istanti ci si rende conto che il giuramento dei Farmacisti, qui, è stato prestato più che altro alla noia.

L’Architettura del nulla e la fiera del lancio del pacco

L’obiettivo teorico dell’esperienza è quello di partire da una piccola bottega, reinvestire i profitti faticosamente incassati e ingrandire progressivamente il nostro impero farmaceutico. Ma la cruda e desolante realtà con cui ci si scontra azzera sul nascere qualsiasi slancio imprenditoriale. Il nostro locale si divide banalmente in due misere zone: un’area aperta al pubblico, destinata a ospitare la merce, e un ufficio sul retro dotato di un computer essenziale per gli ordini, che funge anche da magazzino. I fondi che accumuliamo dovrebbero, in teoria, essere spesi per realizzare una grande visione commerciale, ma in realtà l’unica cosa che possiamo comprare per arredare e riempire lo spazio sono scaffali, e nient’altro che scaffali. Non esiste la minima possibilità di acquistare elementi decorativi, piante, insegne o qualsiasi dettaglio che renda l’ambiente meno simile a un obitorio. L’intero sforzo gestionale si riduce all’acquisto compulsivo di mensole grigie e all’ampliamento della planimetria generale al solo scopo di far spazio ad altre identiche mensole.

Quando ordiniamo i prodotti per riempire questo vuoto cosmico, il simulatore getta definitivamente la maschera. Il furgone delle consegne, invece di scaricare civilmente e fluidamente la merce, scaraventa letteralmente gli scatoloni contro il muro del negozio. È una scena visivamente ridicola, che smentisce all’istante l’illusione di gestire una vera farmacia. E non illudetevi di poter rimediare sistemando le cose con cura: il sistema di interazione è così abbozzato che risulta impossibile appoggiare delicatamente una scatola a terra. Si è perennemente costretti a lanciarla in una direzione casuale. Una banale opzione per posare la merce in modo ordinato accanto al personaggio avrebbe evitato non poche frustrazioni. Ad aggravare una situazione già critica ci pensano i glitch visivi: non è raro vedere i clienti che si compenetrano generando inquietanti mostruosità a due teste. Come se non bastasse, il nostro avatar si muove con una lentezza disarmante e macchinosa, dando la spiacevole sensazione di camminare perennemente immerso nel catrame.

Il Medico della mutua e le ricette della lotteria

Il cuore pulsante dell’esperienza, stando alle roboanti promesse della descrizione, dovrebbe consistere nel dispensare consigli medici e analizzare i sintomi in prima persona. I malcapitati si presentano alla cassa lamentando tosse secca, febbri improvvise o misteriose eruzioni cutanee, in cerca della nostra infallibile competenza. Il titolo ci sprona a fare sfoggio delle nostre profonde conoscenze farmacologiche per suggerire il giusto trattamento da banco. Peccato che l’implementazione effettiva sia tragicomica e priva del benché minimo spessore ludico. Non c’è alcun reale ragionamento deduttivo richiesto al giocatore: il paziente elenca i suoi disturbi e noi clicchiamo alla cieca su un farmaco. Se sbagliamo accidentalmente? Appare magicamente un avviso a schermo e ci riproviamo. La grande consulenza si trasforma presto in un pigro gioco di tentativi, in cui si premono compulsivamente tutte le confezioni finché non si azzecca quella corretta. Nessuna vera sfida, solo un faticoso e ripetitivo cliccare.

Quando poi saliamo di livello e sblocchiamo finalmente i permessi per vendere i farmaci soggetti a prescrizione, il disastro raggiunge nuove vette: il gioco ci intima severamente di validare le ricette e di prestare molta attenzione ai falsi, ma si guarda bene dallo spiegarci in alcun modo come diavolo riconoscerli. Mi sono ritrovata sistematicamente a scacciare in malo modo clienti con prescrizioni perfettamente legittime e ad allungare antibiotici ai truffatori, il tutto tirando rigorosamente a indovinare. E cosa succede se si accetta ingenuamente una ricetta falsa? Si riceve una minacciosa email che avvisa della sospensione immediata della licenza. Peccato che in realtà non succede assolutamente nulla e si continua a fatturare senza ritegno. Aggiungiamo poi che l’intelligenza artificiale tocca il fondo: i clienti si lamentano ferocemente di non riuscire a trovare tra gli scaffali i farmaci con obbligo di ricetta, ignorando del tutto il fatto che esporli liberamente al pubblico sia non solo illegale, ma fisicamente impossibile nel gioco.

Prescrizione per la noia

In definitiva, Pharmacy Store Simulator manca clamorosamente tutti gli obiettivi. Nonostante l’idea di base avesse un potenziale intrigante nel panorama dei giochi gestionali, l’esecuzione si infrange contro un muro insormontabile di noia e approssimazione tecnica. Il titolo non diverte mai, ma si limita a riproporre le stesse identiche e fallate azioni meccaniche all’infinito, intrappolandoci in una routine senza mordente né veri stimoli manageriali. Che si tratti di litigare con un’interfaccia di cassa inutilmente legnosa, di scagliare scatoloni come se fossimo in una bizzarra gara di atletica, o di giocare alla roulette russa con le ricette mediche impossibili da decifrare, l’intera struttura si regge su dinamiche grezze e per nulla gratificanti. Il voto finale riflette appieno non solo la povertà disarmante dei contenuti e i palesi bug, ma soprattutto l’incapacità cronica del gioco di trattenere l’attenzione. A meno che non proviate un piacere perverso nel posizionare all’infinito scatoline di paracetamolo su mensole grigie, all’interno di un negozio spoglio e afflitto da suoni assordanti, vi consiglio di investire altrove il vostro tempo. Questa farmacia può restare comodamente chiusa.