
Dimenticate i simulatori di volo o le carriere da magnate dell’industria bellica: il vero potere si esercita tra le piastrelle di ceramica e l’odore pungente di disinfettante a buon mercato. Mr Toilet non è un semplice gioco, è una follia imprenditoriale che vi mette a capo di un impero nato dalle emergenze fisiologiche altrui. L’incipit è brutale e onesto come un bagno dell’autogrill alle tre del mattino: vi ritrovate tra le mani un tugurio ricoperto di graffiti e immondizia che, con la giusta dose di olio di gomito e sprezzo del pericolo, deve trasformarsi in una struttura reale e automatizzata. Qui non siete solo un custode, ma il signore e padrone assoluto del regno del water, colui che decide chi può godersi il trono e chi, invece, merita di essere accompagnato all’uscita. È un titolo che sa perfettamente quanto sia assurda la sua premessa e ci sguazza dentro con un’ironia graffiante e dinamica.
L’idillio del mocio e il mistero della macchia infinita
Il cuore pulsante dell’esperienza risiede nella manutenzione ossessivo-compulsiva dei vostri locali. Avete a disposizione un arsenale di strumenti che farebbe invidia a una ditta di pulizie professionale: sacchi della spazzatura con capacità limitata, stantuffi per i disastri più “corposi” e spugne per far brillare specchi e sanitari. La meccanica di base è intuitiva, basta seguire le icone che indicano lo sporco, ma la realtà dei fatti è meno scintillante della teoria. Ci si scontra spesso con una frustrazione tecnica palpabile: alcune superfici sembrano resistere a ogni tentativo di detersione, costringendovi a movimenti frenetici del mouse per trovare quel pixel magico che attivi la “scintilla” della pulizia. A questo si aggiunge il fenomeno inquietante dello “sporco casuale”: macchie che appaiono magicamente sui pavimenti o sulle pareti anche quando il bagno è deserto da ore, un espediente un po’ pigro per tenervi costantemente impegnati anche quando la logica suggerirebbe una tregua. Nonostante la presenza di un robot pulitore sbloccabile, il grosso del lavoro resta manuale e, in alcuni frangenti, decisamente stressante, trasformando quello che dovrebbe essere un passatempo rilassante in un simulatore di gestione dello stress in prima persona. La gestione delle scorte di carta igienica e sapone aggiunge un ulteriore livello di ansia, poiché ogni cliente rimasto “a secco” è un potenziale trauma per la vostra reputazione e un mancato guadagno in termini di mance.
Tra eventi “speciali” e l’arte dell’afferrare le persone
Se pensate che gestire un bagno sia noioso, non avete ancora affrontato un sabato sera durante un torneo di basket o un festival di street food. La dinamica di gioco più interessante permette di decidere gli orari di apertura e persino di variare i prezzi d’ingresso in base alla giornata: spremere i clienti durante un concerto affollato non è solo suggerito, è una strategia di sopravvivenza economica necessaria per finanziare l’espansione dei bagni per uomini e donne. È in questi momenti di caos che il gioco dà il meglio (e il peggio) di sé: le orde di NPC che invadono la struttura portano con sé un aumento esponenziale di sporco, graffiti e vandalismi. Qui entra in gioco l’interazione più soddisfacente del titolo: la possibilità di prendere di peso che fumano nelle cabine, i writers o semplicemente chiunque vi stia antipatico, spedendoli fuori dal locale con un fragoroso effetto sonoro che è puro “oro” per l’umore. Potete persino segnalarli alla polizia per arrotondare lo stipendio, anche se il sistema di punizione dei furbetti che non pagano l’ingresso richiede una vigilanza costante. Il bilanciamento tra l’attesa del cliente educato e la gestione del vandalo crea un loop frenetico che non lascia spazio alla noia, anche se la ripetitività è sempre in agguato dietro l’angolo della prossima cabina da sturare.

Burocrazia fecale e tecnicismi da bagno
L’aspetto tecnico e gestionale di Mr Toilet mostra però il fianco a diverse critiche che ne minano la godibilità complessiva. Incomprensibile, ad esempio, è la gestione dei dialoghi durante gli arresti: quando chiamate la polizia per un fumatore o un vandalo, il gioco vi costringe a interagire manualmente per far avanzare le finestre di testo, interrompendo bruscamente il vostro flusso di pulizie e costringendovi a un inutile “avanti e indietro” burocratico che spezza il ritmo. Anche l’interfaccia utente sembra essere stata progettata con una certa fretta: le scritte sono minuscole e difficili da leggere. L’automazione tramite l’assunzione di personale, addetti ai rifornimenti, buttafuori e addetti alle pulizie, dovrebbe alleviare il carico di lavoro, ma questi aiutanti soffrono di bug fastidiosi, come il clipping attraverso le pareti o il rimanere bloccati a ruotare su se stessi, obbligandovi a ricaricare il salvataggio per ripristinare il loro barlume di intelligenza artificiale. Nonostante queste asperità da accesso anticipato, il gioco resta un’esperienza bizzarra e divertente, capace di intrattenere grazie alla sua assurdità intrinseca, a patto di riuscire a ignorare qualche macchia di sporco digitale di troppo.
