
Dimenticate draghi da abbattere per gloria eterna o principesse che aspettano rassegnate in cima a una torre: nel mondo di Escape from Ever After, il vero mostro finale non sputa fuoco, ma compila moduli per il rimborso spese e taglia i fondi alla magia per massimizzare i dividendi. Flynt Buckler, il nostro eroe in armatura (o quel che ne resta dopo un colloquio conoscitivo), si ritrova catapultato in un incubo che molti di noi conoscono fin troppo bene: la corporate life. Quando la Ever After Inc., una multinazionale rapace del mondo reale, decide che la manodopera dei personaggi delle fiabe costa meno di quella umana, i castelli diventano uffici open space e i boschi incantati vengono lottizzati per speculazioni edilizie. È un GDR d’avventura satirico che prende i tropi del genere e li passa al tritadocumenti, regalandoci un’epopea contro il capitalismo selvaggio dove l’unico modo per salvare il “C’era una volta” è scalare la gerarchia aziendale per distruggerla dall’interno. Un’idea brillante che trasforma il classico viaggio dell’eroe in una lotta sindacale a colpi di spada e sarcasmo.
Dalla spada al badge: il burnout del cavaliere errante
Il cuore pulsante di questa produzione risiede nella sua capacità di mescolare la satira sociale con una struttura narrativa che non sta mai ferma. Non si tratta solo di combattere goblin in giacca e cravatta; il gioco ci trascina attraverso mondi che cambiano regole e atmosfera con una rapidità disarmante. In un momento siamo immersi in un mistero noir con tinte lovecraftiane, cercando di risolvere un omicidio tra tentacoli e nebbia, e il momento dopo ci troviamo a fronteggiare versioni malvagie dei Tre Porcellini, trasformati in spietati immobiliaristi pronti a radere al suolo le foreste fiabesche per costruire complessi residenziali di lusso. Questa varietà non è solo estetica: ogni mondo si percepisce come una “storia nella storia”, dove il gameplay si adatta a una narrazione vivace che tiene costantemente alta l’attenzione. La scrittura è il vero fiore all’occhiello: i dialoghi sono esilaranti, taglienti e incredibilmente ben curati, capaci di divertire tanto il giocatore occasionale quanto chi cerca una critica più profonda al sistema economico moderno. Esplorare questi mondi vibranti, pieni di segreti e tesori nascosti, è un piacere, anche se bisogna ammettere che il ritmo, talvolta, si concede qualche pausa di riflessione di troppo. Alcuni potrebbero trovare le sezioni di lettura e i puzzle ambientali un po’ prolissi, specialmente quando si ha voglia di tornare a menare le mani, ma è un peccato veniale in un titolo che fa della narrazione e della costruzione del mondo i suoi pilastri fondamentali. La progressione non è fulminea, richiede pazienza e attenzione ai dettagli, ma premia chiunque sia disposto a immergersi totalmente in questo delirio burocratico.
L’eredità di carta e l’arte di mazzuolare a tempo
Se graficamente il richiamo a Paper Mario è evidente e delizioso, con i suoi personaggi che sembrano ritagli di cartone pronti a sfidare la prospettiva, sul fronte del gameplay Escape from Ever After dimostra di aver studiato i classici per poi riscriverne le note a margine. Il sistema di combattimento a turni è un inno alla reattività: non basta selezionare un comando e guardare Flynt che attacca; l’uso dei “comandi d’azione” richiede tempismo perfetto per massimizzare i danni o parare i colpi nemici, rendendo ogni scontro un piccolo balletto di riflessi. È un sistema che premia attivamente la sperimentazione e la strategia, grazie anche a una gestione profonda di distintivi (badge), oggetti e abilità dei compagni. Ogni membro del party non è lì solo per fare numero, ma porta con sé un set unico di skill che possono essere equipaggiate e potenziate, garantendo una personalizzazione che non scivola mai nell’eccessivamente complesso ma che evita la banalità del “premi un tasto e vinci”. Gli avversari sono vari e fantasiosi, dai droni che sorseggiano caffè ai boss che richiedono un approccio ragionato per essere abbattuti. Nonostante la profondità, il sistema rimane accessibile, studiato per chi vuole divertirsi senza dover consultare un foglio Excel ogni tre turni. Certo, per i puristi dell’azione, la natura tattica del gioco e la presenza massiccia di dialoghi potrebbero sembrare un freno, ma la soddisfazione di finire un nemico con stile, magari dopo aver pianificato una combo perfetta tra Flynt e il suo party variegato, è impagabile. È un omaggio fedele ai grandi GDR, ma con una personalità talmente strabordante da camminare tranquillamente sulle proprie gambe, offrendo una sfida bilanciata che sa quando essere permissiva e quando invece chiedere al giocatore un pizzico di ingegno in più.

Narcolessia canina e jazz d’alto bordo
In un panorama di titoli che spesso si prendono troppo sul serio, la personalità dei comprimari di Escape from Ever After brilla di luce propria, e su tutti il mio preferito è Wolfgang, il lupo dei Tre Porcellini. Wolfgang non è solo un alleato utile in battaglia grazie ai suoi attacchi, è un concentrato di carisma e comicità involontaria: vederlo addormentarsi sistematicamente durante le spiegazioni più noiose è un tocco di genio che lo rende immediatamente il preferito di chiunque abbia mai partecipato a una riunione aziendale inutile. Le sue mimiche facciali e le sue reazioni sono curate nei minimi dettagli, contribuendo a rendere il mondo di gioco vivo e pulsante. Ad accompagnare queste peripezie c’è una colonna sonora jazz stile “big band” assolutamente strepitosa, capace di mantenere alta l’energia anche durante le fasi di esplorazione più tranquille o le sessioni in ufficio. Tecnicamente il gioco è un gioiellino: fluido, pulito e perfetto per essere goduto anche su Steam Deck, dove la sua estetica colorata risalta magnificamente. Per chi non ne ha mai abbastanza, il contenuto post-game non delude, offrendo una modalità Boss Rush che metterà alla prova anche i veterani e una pletora di collezionabili che spingono a setacciare ogni angolo dei libri delle fiabe. C’è qualche piccola sbavatura, come il suono dei fumetti di testo che alla lunga può risultare leggermente irritante o una gestione del finale che potrebbe lasciare un retrogusto agrodolce che non tutti apprezzeranno. Tuttavia, l’esperienza complessiva è solida, divertente e carica di una verve creativa che manca a molti titoli tripla A. Se cercate un gioco che unisca strategia, risate e una direzione artistica impeccabile, la vostra ricerca finisce qui. Preparate il curriculum, perché la scalata alla Ever After Inc. è appena iniziata.
