Diciamocelo chiaramente: chiamare un gioco Ebola Village nel 2025 è una dichiarazione d’intenti piuttosto forte. O sei un genio del marketing d’assalto o hai deciso che la sottigliezza non è il tuo forte. Sbarcato su PS5 il 23 gennaio 2026 dopo aver fatto parlare di sé (più o meno bene) su PC, questo titolo si presenta come un survival horror che guarda con occhi sognanti, e forse un po’ troppo lucidi, ai fasti di Resident Evil. Ma se la saga di Capcom è un banchetto gourmet, Ebola Village è quel kebab mangiato alle tre del mattino: sai che ti farà male, ma la curiosità di capire quanto male è troppo forte. In questa recensione cercheremo di capire se l’infezione è di quelle che lasciano il segno o se basta un’aspirina e un tasto “Disinstalla” per risolvere il problema.

Un tour turistico che nessuno ha prenotato e con pessime recensioni su TripAdvisor

La trama di Ebola Village ci mette nei panni di Maria che, con lo stesso spirito di autoconservazione di un personaggio di uno slasher di serie B, decide di indagare su una misteriosa epidemia in un villaggio sperduto. Non aspettatevi Shakespeare, né tantomeno una sceneggiatura che cerchi di giustificare la parola “Ebola” al di là del puro shock value. Il problema principale non è tanto la derivatività del plot, dopotutto quanti villaggi maledetti abbiamo visitato negli ultimi vent’anni, quanto la sua messa in scena. I dialoghi sembrano scritti da un’intelligenza artificiale che ha appena scoperto cosa sia il cinismo, con una recitazione vocale che oscilla tra il “non so perché sono qui” e il “sto leggendo la lista della spesa”.

L’atmosfera, però, riesce a regalare qualche momento di genuina inquietudine, non tanto per la raffinatezza della narrazione, quanto per quel senso di solitudine e desolazione che solo i giochi a basso budget sanno trasmettere. C’è qualcosa di intrinsecamente disturbante nel muoversi tra asset che sembrano rubati da epoche diverse, in una sorta di limbo videoludico dove la coerenza stilistica è stata sacrificata sull’altare del “mettiamoci tutto quello che fa paura”. Se cercate una storia che vi rimanga nel cuore, siete nel villaggio sbagliato; se invece cercate un pretesto per camminare nel fango mentre cose brutte vi urlano contro, accomodatevi pure, ma non aspettatevi che la trama vi offra un paracadute emotivo quando le cose inizieranno a farsi ripetitive dopo la prima ora.

Danza con i poligoni: il valzer della legnosità e dei grilletti molli

Passando al cuore dell’esperienza, ovvero il gameplay, Ebola Village su PS5 si comporta esattamente come un gioco che non sa bene cosa fare con la potenza di calcolo a disposizione. Il movimento della protagonista è paragonabile a quello di un frigorifero a due ante su una pista da pattinaggio: pesante, impreciso e con un’inerzia che trasforma ogni scontro in una lotta contro il controller prima ancora che contro i mostri. Il sistema di shooting è forse l’aspetto più critico: nonostante il DualSense provi a fare il suo dovere, il feedback dei colpi è quasi nullo. Sparare a un nemico dà la stessa soddisfazione di lanciare sassi contro un muro di gomma; i nemici reagiscono in modo schizofrenico, alternando momenti di estrema aggressività a momenti in cui decidono di fissare il vuoto filosofico mentre voi scaricate loro addosso l’intero caricatore.

L’interazione con l’ambiente e gli enigmi seguono la scuola classica del “trova la chiave rossa per la porta rossa”, ma con l’aggiunta di una gestione dell’inventario che definire macchinosa sarebbe un complimento. Su PS5, ci si aspetterebbe una fluidità tale da mitigare la frustrazione, ma purtroppo la struttura stessa del gioco è ancorata a logiche di design vecchie di quindici anni. Non c’è tensione ludica, c’è solo un costante senso di attrito tra quello che vorresti fare e quello che il gioco ti permette di eseguire. La sfida non deriva da una curva di difficoltà ben calibrata, ma dalla difficoltà di navigare in un sistema che sembra sempre sul punto di rompersi, rendendo l’esplorazione un esercizio di pazienza più che un brivido horror.

L’orrore non è nel gioco, ma nel frame rate anche se siamo su PS5

Parliamo dell’aspetto tecnico, perché è qui che Ebola Village dà il peggio di sé in modo quasi commovente. Nonostante il passaggio sulla console di nuova generazione di Sony, il titolo sembra un reperto archeologico della prima era PS4, tirato a lucido con un po’ di risoluzione extra che serve solo a evidenziare quanto siano poveri i dettagli ambientali. Le texture sono spesso piatte e si caricano con un ritardo ingiustificabile, considerando che l’SSD della PS5 dovrebbe macinare dati ben più pesanti. Ma il vero “orrore” è l’illuminazione: in un gioco horror la luce è tutto, ma qui viene gestita in modo talmente grezzo da rendere alcune aree completamente illeggibili o, al contrario, prive di qualsiasi profondità atmosferica.

I modelli dei nemici sono ripetitivi e animati con una rigidità che rompe costantemente l’immersione. È un peccato, perché con un briciolo di ottimizzazione in più, la potenza della PS5 avrebbe potuto mascherare molte delle carenze del materiale originale. Invece, ci troviamo davanti a un prodotto che soffre di cali di frame rate inspiegabili e di una pulizia generale che definirei “rustica”. Anche il comparto audio non aiuta: i suoni ambientali sono campionati in modo approssimativo e spesso si troncano bruscamente, eliminando ogni residuo di tensione. È l’equivalente videoludico di una casa stregata di un luna park di periferia: vedi i fili che reggono i fantasmi, senti lo scricchiolio del legno marcio e, invece di spaventarti, finisci per chiederti quanto hai pagato il biglietto.

Ebola Village è l’esempio perfetto di come un titolo non debba necessariamente essere un disastro totale per risultare mediocre. È un’esperienza che si trascina tra citazioni non richieste e meccaniche arrugginite, offrendo un brivido che dura quanto un fiammifero sotto la pioggia. Se siete collezionisti di “horror d’autore”, nel senso che l’autore è l’unico a crederci, o se avete una serata libera e volete ridere di quanto possa essere frustrante un sistema di mira, dategli una chance quando sarà in forte sconto. Per tutti gli altri, il villaggio di Capcom è ancora lì, e onestamente non c’è paragone.