C’è qualcosa di profondamente ipnotico e terapeutico nel prendere un ammasso di lamiere incrostate di fango e trasformarlo in un gioiello da showroom appena uscito dalla concessionaria. È su questa semplice ma potentissima premessa che si fonda Car Wash Simulator, ultima fatica sviluppata da Majestic Twelve e portata sugli scaffali digitali da una folta schiera di publisher composta da Wildlands Interactive, New Disorder e l’immancabile PlayWay S.A. Come da tradizione per il genere dei simulatori lavorativi in prima persona, non c’è una vera e propria impalcatura narrativa a sorreggere l’esperienza: si parte dal basso, gestendo un modesto e un po’ fatiscente autolavaggio di quartiere, con l’obiettivo dichiarato di accumulare denaro, sbloccare attrezzature sempre più sofisticate e costruire passo dopo passo un vero e proprio impero del detailing. Tuttavia, gli sviluppatori hanno ben pensato che limitarsi a insaponare cofani e lucidare cerchioni non fosse abbastanza, decidendo di infarcire la formula con una serie di attività collaterali al limite del surreale. Tra espansioni immobiliari, corse clandestine nei parcheggi e persino traffici illeciti nel retrobottega, il titolo cerca disperatamente di offrire un’esperienza sandbox a tutto tondo. Peccato che, quando si cerca di fare troppe cose contemporaneamente senza prima consolidare le basi, il rischio di scivolare su una chiazza d’acqua saponata e finire gambe all’aria diventi una spiacevole certezza.

Quattordici modi per agitare il mouse a caso

L’offerta ludica messa sul piatto da Majestic Twelve sembra avere tutte le carte in regola per far felice qualsiasi appassionato di pulizia virtuale, vantando ben quattordici differenti meccaniche di detailing e tre tipologie di idropulitrici da sbloccare e potenziare. Si inizia con il classico lavaggio da strada su vetture comuni, sparando acqua ad alta pressione per rimuovere il grosso dello sporco, per poi passare a operazioni sempre più articolate che prevedono l’uso di spatole per i vetri, la rimozione e il lavaggio dei tappetini su apposite griglie e l’applicazione di cere protettive per far brillare gli pneumatici. A questo si aggiunge un arsenale chimico composto da schiume attive colorate, bianca, blu e rosa, ciascuna pensata per sciogliere specifiche tipologie di incrostazioni, richiedendo almeno in teoria un minimo di attenzione nella scelta del prodotto giusto. Il problema fondamentale è che tutta questa varietà si scontra frontalmente con un sistema di controllo legnoso e una gestione delle collisioni talmente approssimativa da svuotare di senso l’intera operazione. Non serve alcuna precisione chirurgica, né bisogna seguire con cura le linee della carrozzeria per scovare lo sporco ostinato: basta letteralmente impugnare lo strumento di turno e agitare il mouse in modo frenetico sul tappetino come dei forsennati, guardando la percentuale di completamento salire fino al cento per cento. Quello che dovrebbe essere il cuore pulsante e rilassante della produzione si trasforma così, dopo appena un paio d’ore, in una routine meccanica, noiosa e priva di qualsiasi reale gratificazione manuale.

Dai tappetini lavati al narcotraffico è un attimo

Quando il lavaggio standard inizia a mostrare la corda, il gioco tenta di rimescolare le carte introducendo una componente gestionale piuttosto marcata e una serie di contratti speciali decisamente fuori dagli schemi. Accumulando capitali e monitorando le statistiche finanziarie a fine giornata, è infatti possibile acquistare o prendere in affitto nuove proprietà sparse per la mappa. Questi locali vanno ripuliti, arredati e successivamente venduti o ceduti in locazione per generare una rendita passiva giornaliera, un’aggiunta che regala indubbiamente un buon senso di progressione, a patto che il calcolo dei costi d’affitto non impazzisca mandando il conto in rosso senza motivo. La vera follia, però, risiede nella possibilità di arrotondare i guadagni sporcandosi le mani in senso figurato. Accettando incarichi da clienti loschi, ci si ritrova a custodire e trasportare pacchi di contrabbando o, nei casi più estremi, a convertire il retrobottega delle proprie strutture in vere e proprie piantagioni botaniche illegali ad alto profitto. Se questa deriva criminale riesce paradossalmente a strappare un sorriso e a spezzare la monotonia con un pizzico di bizzarra originalità, lo stesso non si può dire dei minigiochi disseminati nel piazzale e delle sfide post-lavaggio. Terminata la pulizia di un veicolo, capita spesso di dover affrontare prove a tempo del tutto insensate, come mettersi al volante dell’auto appena lucidata per derapare nel parcheggio di un centro commerciale raccogliendo carrelli della spesa con una fisica di guida che ricorda uno scooter sul ghiaccio, oppure perdere tempo a lanciare sacchi dell’immondizia oltre una recinzione e sparare a bersagli volanti. Attività scollegate dal contesto che lasciano solo un grande senso di confusione.

Strumenti fantasma e carrozzerie a metà

Se le scelte di design lasciano spesso perplessi, è sul fronte puramente tecnico e strutturale che l’esperienza finisce per sgretolarsi a causa di un’esecuzione acerba e frettolosa. Anche dal punto di vista visivo, il titolo vive di profondi alti e bassi: se da un lato l’effetto della schiuma colorata e i riflessi sulle carrozzerie di alcuni modelli tirati a lucido restituiscono un colpo d’occhio davvero gradevole, dall’altro ci si imbatte in vetture modellate con una pigrizia disarmante e in elementi dello scenario completamente privi di texture o palesemente incompleti. Il ciclo giorno-notte e la varietà degli ambienti provano a dare respiro alla scena, ma la sensazione costante è quella di trovarsi di fronte a un cantiere aperto a cui mancano diverse mani di vernice. A peggiorare drasticamente la situazione interviene una quantità industriale di bug capaci di compromettere irrimediabilmente la progressione. L’interfaccia basata sull’uso continuo del tasto destro del mouse per aprire menu contestuali risulta macchinosa e spezza il ritmo ad ogni singola azione, come quando si deve passare da uno pneumatico all’altro. Inoltre, non è raro imbattersi in graffi sulla carrozzeria impossibili da rimuovere, flaconi di spray per i cerchioni che smettono improvvisamente di funzionare o, nel peggiore dei casi, nel famigerato generatore di ozono che decide di sparire nel nulla una volta utilizzato, bloccando di fatto il completamento degli incarichi più avanzati e costringendo a continui e frustranti ricaricamenti del salvataggio per non restare intrappolati in un vicolo cieco.

Sinfonie artificiali e motori col silenziatore

A chiudere il cerchio di una produzione profondamente incoerente ci pensa un comparto sonoro che segue esattamente la stessa parabola discendente del resto del pacchetto. Nelle prime battute di gioco, l’accompagnamento musicale sembra persino azzeccato: una selezione di brani di vario genere che scorre via liscia in sottofondo senza far scattare alcun allarme di copyright durante le trasmissioni in streaming. Basta però tendere l’orecchio con un minimo di attenzione in più per rendersi conto che l’intera colonna sonora è stata generata tramite intelligenza artificiale, una scorciatoia produttiva che si riflette anche in diversi asset grafici non dichiarati. Al di là delle questioni etiche o qualitative, il vero dramma è che la rotazione dei brani è talmente ristretta e ripetitiva da costringere chiunque, dopo una manciata di ore, ad azzerare il volume della musica dalle impostazioni per rifugiarsi nella propria playlist personale su Spotify. Anche sul fronte degli effetti ambientali e del sound design puro non va affatto meglio. L’assenza totale di doppiaggio rende il mondo di gioco piuttosto sterile, ma è soprattutto la resa acustica dei veicoli a deludere: quando ci si mette alla guida per i test drive, i motori producono un ronzio piatto, generico e privo di mordente, incapace di differenziare un’utilitaria da una sportiva. Persino il suono dell’acqua ad alta pressione e dello spruzzo della schiuma, inizialmente convincente nel vendere l’illusione del lavaggio, finisce presto per mostrare una scarsa varietà di campionamento, appiattendosi in un rumore bianco di sottofondo.

Un autolavaggio che avrebbe bisogno di una bella ripulita

Tirando le somme, Car Wash Simulator è il classico esempio di come un’idea di partenza solida e dal potenziale quasi terapeutico possa essere affossata da una realizzazione tecnica approssimativa e da una visione creativa confusa. Il ciclo vitale del gioco, basato sul partire dal nulla per costruire un impero economico tra compravendite immobiliari e stravaganti traffici illeciti nel retrobottega, possiede un suo strano fascino e riesce persino a intrattenere nelle prime battute. Tuttavia, quando un simulatore di lavaggio auto fallisce proprio nel rendere appagante, preciso e funzionale l’atto stesso del pulire le vetture, significa che qualcosa nelle fondamenta si è incrinato. L’estrema superficialità dei controlli, che riduce il detailing a uno scuotimentocompulsivo del mouse, unita a minigiochi di guida e tiro al bersaglio totalmente fuori luogo, finisce per annacquare l’identità stessa del progetto. Se a questo quadro già precario aggiungiamo una veste grafica incostante, un comparto audio ripetitivo farcito di musica generata dall’intelligenza artificiale e una pioggia di bug critici che fanno sparire gli strumenti di lavoro indispensabili per avanzare, il verdetto non può che essere severo. Allo stato attuale, il titolo targato Majestic Twelve somiglia a una di quelle auto incrostate di fango che arrivano nel piazzale a inizio partita: sotto strati di problemi tecnici, scelte incomprensibili e mancanza di rifinitura si intravede anche una carrozzeria interessante, ma servirebbe un lavoro di pulizia e restauro mastodontico per renderlo davvero presentabile al pubblico.