Quando ho avviato A Pinball Game That Makes You Mad, non mi aspettavo che il primo nemico fosse… la voce narrante. Una presenza costante, tagliente, che ti parla come se fosse la versione sadica del narratore di Stanley Parable. Ti chiede con finta gentilezza se vuoi attivare gli aiuti, ti commenta ogni scelta nel menu e soprattutto ti ricorda, con un entusiasmo quasi preoccupante, che stai sbagliando tutto. È una figura che accompagna, infastidisce, incoraggia e deride allo stesso tempo. Contribuisce tantissimo all’identità del gioco ed è probabilmente la sua vera arma segreta.

Un flipper verticale che sembra semplice finché non provi a muoverti

Il concept è immediato: sei una pallina da flipper e devi scalare tre mondi pieni di ostacoli, piattaforme e sezioni concepite appositamente per renderti infelice. I comandi sono basici, quasi rilassanti sulla carta, ma nel momento in cui provi a dare un colpo preciso capisci che il gioco non vuole collaborare. Ed è proprio qui che A Pinball Game That Makes You Mad trova il suo posto accanto a titoli come Getting Over It e Pogostuck. L’idea di base è semplice, quasi minimal, ma quel minimalismo è costruito con chirurgia per farti sbagliare nel più piccolo margine possibile. La fisica è affidabile quanto basta per illuderti di poterla controllare e imprevedibile quanto serve per farti cadere di tre piani senza preavviso.

Livelli che ti insegnano a respirare e poi ti tolgono l’aria

Una cosa che ho apprezzato è il modo in cui i mondi sono suddivisi in sezioni distinte. Resti bloccato dieci minuti nello stesso punto. Perfetto, il gioco ti offre una scorciatoia perché ha capito che stai iniziando a riconsiderare la tua intera esistenza. Preferisci invece gestire tutto da solo. Puoi ignorare gli aiuti e giocare alla vecchia maniera, accettando il rischio di dover rifare lunghe porzioni ogni volta che sbagli. I checkpoint opzionali sono un compromesso intelligente per chi vuole soffrire, ma non troppo. E nonostante tutto, la sensazione di miglioramento c’è sempre, anche dopo l’ennesima caduta.

Un contrasto continuo tra zen e disperazione

La colonna sonora è lounge, morbida, da sala d’attesa di un centro massaggi. Un contrasto surreale con ciò che accade sullo schermo. Stai tentando un salto millimetrico che ti ha già fatto cadere cinque volte di fila e in sottofondo parte un brano che sembra suggerirti di “lasciare andare lo stress”. Sì, certo. Adoro questo effetto bilanciato tra calma apparente e profondissimo fastidio. È una di quelle scelte stilistiche che fanno ridere mentre soffri, e funziona.

La spinta a riprovare ancora nonostante tutto

Il gioco ha anche un lato sorprendentemente accessibile. Molti rage game ti sbattono contro un muro e ti dicono “arrangiati”. A Pinball Game That Makes You Mad invece ti lascia la libertà di modulare la difficoltà, di usare scorciatoie, di sbloccare temi che cambiano la pallina e qualche dettaglio estetico dei livelli. Non è un titolo che vuole punirti a tutti i costi. O forse si. Vuole che tu insista. Vuole vederti diventare bravo, centimetro dopo centimetro. E quando arrivi in cima a una sezione che ti ha svuotato la pazienza, quella microvittoria vale più di quanto dovrebbe.

Verdetto

Un buon rage game deve colpirti duro, farti arrabbiare e farti tornare indietro comunque. A Pinball Game That Makes You Mad riesce in tutti e tre gli obiettivi. Non inventa nulla, ma combina idee note con una personalità molto forte, soprattutto grazie al narratore e a un equilibrio ben costruito tra frustrazione e soddisfazione. Non è un titolo perfetto, ma è onesto, divertente e dannatamente persistente.

E ora susatmi, deo adre a copae una nuv tastira peché l’h spcata a rito d musia louge.