
Come ho detto in un’altra recensione, The Roottrees Are Dead è stato uno di quei giochi che ti restano dentro. Quando l’ho finito, ho provato un senso di vuoto, come se avessi lasciato alle spalle una famiglia che avevo imparato a conoscere davvero. Per questo, quando ho visto A Case of Fraud e mi sono accorta di quanto somigliasse a Roottrees, non ho potuto fare a meno di aspettarlo con curiosità e una punta di speranza. La speranza di ritrovare quell’atmosfera familiare, quell’intimità che mi aveva colpita così tanto nel primo gioco. E in parte, qualcosa c’è: il tono, la struttura, la sensazione di indagare più sulle persone che sui fatti. Ma A Case of Fraud, pur essendo solido e godibile, non riesce a lasciare lo stesso segno. È un buon gioco, questo sì, ma manca quella scintilla che trasforma un’esperienza in un legame. E alla fine, ti resta meno addosso di quanto vorresti.
Un caso da risolvere, una scrivania piena di indizi
In A Case of Fraud interpretiamo un detective incaricato di far luce sulla misteriosa scomparsa del CEO di Zoolingo, un’azienda di spicco nel settore tecnologico che ha sviluppato un’app in grado di tradurre i versi degli animali in linguaggio comprensibile agli esseri umani. Fin dall’inizio abbiamo accesso a un fascicolo pieno di documenti, appunti, interviste e note interne, che rappresentano l’unica fonte utile per ricostruire quanto accaduto. Il nostro obiettivo è riempire l’intero organigramma aziendale, partendo dal vertice e scendendo fino agli stagisti, associando a ciascun impiegato il nome completo, il ruolo e in alcuni casi anche il proprio animale domestico. Ogni collegamento corretto sblocca nuovi documenti, che a loro volta aggiungono dettagli sulla vita lavorativa e personale dei dipendenti. Il gioco si muove tutto su logica e osservazione: non ci sono meccaniche secondarie o puzzle tradizionali, solo la necessità di leggere con attenzione e trovare i nessi giusti. La sensazione è quella di scartabellare tra le carte di un caso archiviato, seguendo una pista che si costruisce un documento alla volta. È un’esperienza pensata per chi ama l’ordine, i ragionamenti puliti e il piacere silenzioso della deduzione.

Un puzzle che funziona, ma resta in superficie
Il fascino di A Case of Fraud sta nella chiarezza con cui propone il suo obiettivo. Ogni documento letto porta con sé almeno una piccola informazione utile, e spesso si ha la sensazione concreta di avanzare davvero nell’indagine. L’organigramma cresce in modo ordinato e il gioco premia l’attenzione, senza scivolare nell’arbitrarietà. Le connessioni tra nomi, ruoli, animali e rapporti familiari creano una rete piacevole da decifrare. Alcuni momenti richiedono un’intuizione in più, altri si risolvono con metodo, e nel complesso l’esperienza risulta bilanciata. Detto questo, il caso principale coinvolge solo una parte dell’intera azienda, e diversi personaggi sembrano più funzionali al riempimento che a un intreccio vero e proprio. Si ha spesso l’impressione che il gioco voglia rimanere compatto, senza spingere davvero sulla complessità. Questo lo rende accessibile, ma anche più prevedibile. Chi cerca un’indagine ramificata, piena di false piste e sorprese, qui trova qualcosa di più controllato. Ma per chi apprezza i giochi investigativi da affrontare in un paio d’ore, con una struttura pulita e uno scopo ben definito, questo formato può offrire esattamente ciò che cerca. Senza fronzoli e con la giusta dose di soddisfazione a ogni casella compilata.
Più ordine che tensione, ma il formato regge
A Case of Fraud si presenta come un caso da seguire con metodo. La scelta di lasciare tutto sulla scrivania fin da subito, senza elementi dispersivi o momenti accessori, rende l’esperienza molto diretta. Questo lo distingue da altri titoli del genere e allo stesso tempo lo limita, perché tutto scorre su binari molto definiti. Il mistero è ben impostato, i documenti sono scritti con cura, e l’idea di riempire l’organigramma ha un fascino tutto suo. La parte narrativa riesce a creare qualche dinamica interessante tra i personaggi, anche se in forma ridotta. Alcuni colpi di scena funzionano, ma non sorprendono davvero. Alla fine resta una partita breve, ordinata e coerente, adatta a chi cerca un piccolo enigma da affrontare in una sera. Con un po’ più di ambizione e profondità avrebbe potuto lasciare il segno, ma anche così resta un gioco onesto, pensato per chi trova piacere nelle strutture chiare e nei casi da risolvere a mente fredda
